COGESA: MIASMI DELLA DISCARICA, GLI INDAGATI CHIEDONO LA SOSPENSIONE DEI TERMINI DI INTERVENTO

Hanno chiesto la sospensione dei termini le cinque persone indagate per i cattivi odori alla discarica di Noce Mattei del Cogesa. Dopo essere state raggiunti da un avviso di garanzia in cui vengono chiamati  ad adempiere entro 180 giorni ad alcune prescrizioni per far rientrare il sito nei parametri stabiliti dalla legge, i vertici dell’azienda hanno chiamato in causa l’Arta sulle stesse criticità messe nero su bianco dai carabinieri forestali. Ragione che ha spinto i legali dei cinque a chiedere alla procura, che coordina le indagini, «di differire la scadenza dei termini o comunque sospendere la procedura in attesa di delucidazioni da Arta e Regione, soprattutto per gli interventi di carattere tecnico sull’impianto». Secondo quanto stabilito dalle prescrizioni, il Cogesa dovrà «mantenere pulite le aree esterne della discarica, coprire i cassoni e adottare tutti gli accorgimenti per ridurre l’impatto olfattivo». La società inoltre – hanno scritto i forestali- «dovrà assicurare costantemente la corretta e uniforme copertura giornaliera della discarica in coltivazione». L’inchiesta era scaturita dall’esposto del vice sindaco di Sulmona, Sergio Berardi, che aveva mandato le carte ai forestali dopo il consiglio comunale dello scorso 30 dicembre in cui il consigliere comunale medico, Maurizio Proietti, aveva lanciato l’allarme sulle possibili conseguenze per la salute dei residenti prodotte dai miasmi e dalle esalazioni provenienti dalla discarica di Noce Mattei.

2 thoughts on “COGESA: MIASMI DELLA DISCARICA, GLI INDAGATI CHIEDONO LA SOSPENSIONE DEI TERMINI DI INTERVENTO

  • Se gli indagati hanno bisogno di delucidazioni vuole proprio dire che hanno sbagliato completamente lavoro e imbrogliato.
    Ci deve essere una punizione esemplare per loro e per chi gli ha impiegati altro che sospensione.

  • È davvero troppo dover lavorare per lo stipendio !!!!
    Poveri ci sono le vacanze estive di mezzo e sono solo in più di duecento a lavorare al Cogesa.
    Dare l’esempio non è un’alternativa ma un dovere.

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