I PRETI SONO PIÙ NERI CHE BIANCHI COME I BRACCIANTI CHE RACCOLGONO I POMODORI

di Luigi Liberatore – E’ passata pure questa Pasqua. Non ci sono stati inciampi nella tradizionale Madonna che scappa a Sulmona né a quella che “vola” a Introdacqua. Siamo a posto con la nostra coscienza di cristiani e soddisfatti pure in tema di previsioni per i raccolti in agricoltura perché la buona riuscita delle processioni questo ci prospetta. Amen, almeno così ricordo che si dicesse e si dice ancora al termine di ogni preghiera. E che sia amen. Io non appartengo alla schiera dei professanti, e non sono nemmeno uno che sia portato a svilire le coscienze delle migliaia di persone legate alla fede, collocate al centro del “Credo”, tuttavia mi pongo un quesito, sempre più angosciante, per cui nelle chiese aumentano i preti di colore, celebranti delle funzioni religiose nostre, come si fanno sempre più numerosi i raccoglitori dei pomodori e delle verdure nelle nostre campagne. Ho provato a dare una risposta a me stesso che fosse solo mercantile, cioè di reclutamento di manodopera a basso costo, ma poi ho pensato che nemmeno quella ipotesi potesse bastare, o potesse solo giustificare una esigenza lavorativa; e i sacerdoti di colore nelle chiese, a cosa potessero rispondere? In me il problema è stato suscitato dalla vicenda di Don Cardenas, il prete di Rivisondoli finito nelle cronache e nelle pastoie del codice della strada per un incidente che ha evidenziato anche l’uso di droghe. Tornare sull’argomento è del tutto inutile, forse anche pericoloso e ingiusto, ma dico: i credenti, i professanti, gli abitanti dei piccoli borghi, come quelli delle grandi città italiane, si chiedono perché nelle chiese, sugli altari e nei confessionali ci siano sempre più uomini di colore? E soprattutto, perché in presenza di vicende scabrose siamo portati a non essere indulgenti con loro? Che Gesù (per noi) fosse un bianco è fuori di dubbio, ma la sua lezione non aveva colore. Cosa voglio dire al termine dello svolgimento di questa riflessione? Che non siamo teneri né con i preti di colore, né con gli extracomunitari che vanno a raccogliere i pomodori per noi sotto un caldo apocalittico e per quattro soldi. E ancora, che secondo me siamo diventati tanto sfaticati da pretendere che altri facciano per noi sia i lavori di braccia che quelli dell’anima. Vorrei chiedere al nostro Vescovo di farsi un giro per tutte le parrocchie, di incontrare credenti, professanti e celebranti, dicendo loro di abbracciare la fede in Cristo non come esercizio di una attività quotidiana del prete che metta loro la coscienza a posto. Io non ci sarò. Non potrei esserci perché già sospeso da me stesso ma non a divinis.

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