LO SCHERMO EMPATICO

di Massimo Di Paolo – Da non perdere: tre opere cinematografiche per una didattica del Cinema. Il “film”, come ogni opera culturale, può essere visto e vissuto con diversi livelli di partecipazione. Con una sorta di pigrizia mentale, con leggerezza e accontentandosi di poter dire “l’ho visto”, è forse la modalità più frequente. Una sorta di consumo dell’arte; come quando si va ad una mostra di pittura per osservare i quadri esposti con i canonici 20 secondi di attenzione. Certo possiamo anche andare al cinema per divertirci, per essere allegri, per sorridere spensierati: si tratta di altro. Quello che invece desideriamo suggerire sono tre opere filmiche che richiedono “immersione” per una comprensione e un’analisi profonda e differenziata ma anche utile e necessaria. Inoltre sono tre opere potenti per narrazioni e carica emozionale con forti effetti da schermo empatico. Tre opere bellissime, complesse, ricche, coinvolgenti, disarmanti, che terminano lasciando la sala in profondo silenzio dopo momenti di tensione e apnea. Forte empatia per gli stati emotivi rappresentati e forte disorientamento per le narrazioni difficili e ambivalenti. Didattica del cinema si diceva per la lettura tecnica delle opere  -fotografia, scenografia, regia, doppiaggio, musiche, luci, tecnica di ripresa- e per l’analisi dei significati: metafore, narrazioni, simbolismi, riferimenti storici, correlazioni, nascondimenti e figurazioni. In sostanza “Libri & Visioni” questa volta vuole rischiare grosso e, a fronte di una marea di prodotti da consumo, sceglie e propone tre cose serie e impegnative. Ma belle assai.

 

Di Wim Wenders, Perfect Days sul filone del cinema giapponese
-Il ragazzo e l’airone, l’arpa birmana- un’opera candidata all’Oscar e già insignito di numerosi premi e riconoscimenti. Occorrerebbe un trattato di psicanalisi per descriverlo in tutta la sua bellezza e in tutto il suo simbolismo. Ancora nelle sale abruzzesi; occorre inseguirlo, vederlo e poi pensarlo lungamente. Storia di vita dove la ripetitività, la semplicità, la dedizione al lavoro rappresentano la modalità per controllare, dialogare e assorbire le ombre che tutti portano e accumulano nello scorrere della propria vita. Un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo diventa un eroe che si batte con le dimensioni oscure e con i personali traumi arrivando ad una vita ascetica e bella; dove il benessere interiore si struttura attraverso il godimento delle particolarità che il qui e ora può offrire.

La zona d’interesse, di Jonathan Glazer. Film del 2024 nelle sale. L’opera nasce dall’elaborazione dei resoconti del comandante del campo di Auschwitz diventati romanzo con Martin Amis. “La zone d’interesse” cosi venivano chiamati dalle SS i terreni circostanti i campi di sterminio. E proprio quello che avveniva nell’abitazione di Rudolf Höss, collocata all’esterno del muro di cinta del campo, diventa nel film la rappresentazione raccapricciante, potente e significativa della “normalità” che faceva da sfondo alle prassi burocratiche e organizzative necessarie per gestire l’orrore. Una vita quotidiana fatta di benessere e intimità, quella della famiglia del Comandante Höss, immobile e senza coinvolgimento alcuno, difesa da un muro che decretava l’assenza: oscurando il lager e gli orrori mettendoli “fuori campo”.

“Sull’Adamant” in sala dall’11 Marzo. Docufilm di Nicolas Philibert sul disturbo mentale. In concomitanza con il centenario di Franco Basaglia psichiatra controcorrente, a cui ancora oggi si devono  nuovi approcci e nuove forme di rappresentazione e trattamento della malattia mentale. La sceneggiatura si sviluppa su un barcone diverso da tutti gli altri ormeggiato sulle rive della Senna. Di fatto un progetto pluridisciplinare che apre e dedica spazi adatti a pazienti e non solo. Una meravigliosa sperimentazione che rende un’utopia cosa reale, in cui pazienti di ogni genere con medici e infermieri, circolano in libertà condividendo le libertà. Comunità incontro, comunità scambio, comunità guaritrice. 650 metri di barcone galleggiante che accoglie e organizza la vita sociale con atelier, arte, manifatture, drammatizzazioni. Sette mesi di riprese discrete, attente, singolari che narrano un luogo che ci si aspetta chiuso mentre lo si scopre aperto in ogni senso e in perenne mutazione. Un docufilm straordinario con attori che impongono livelli alti di riflessione.  Una storia rivoluzionaria.