REGIONALI 2024

di Massimo di Paolo – È cominciata! La corsa per essere eletti al Consiglio Regionale D’Abruzzo. Formalmente ci sono ancora giorni di preparazione per le squadre ma i forti quelli che dispongono di ruoli e di corazzate per rastrellare voti sono già in corsa. I giorni che precedono l’ufficializzazione delle liste, con le candidature in esse iscritte, sono giorni di irrequietezza da scarse ore di sonno notturno. I movimenti diventano di difficile controllo le parole date e di tradimenti pari ai rivoli di acque da nevi sciolte. Simboli di partito che vengono cambiati o che magicamente spariscono, liste che non reggono alla “corsa”, ricatti, partiti e gruppi che si sposano per esistere, dimissioni. Con la sinistra; no a destra! Aspettiamo ancora vediamo! Quinto Tullio Cicerone scriveva già allora, ai tempi dellantica Roma, un manualetto per il candidato “Commentariolum petitionis, una sorta di istruzioni per vincere le elezioni. Rileggerlo farebbe bene a tutti perché, presi per mano, potremmo fare un giro di giostra nelle bassezze elettorali. É pur vero che abbiamo assistito a cose impensabili negli ultimi decenni in Italia. In Abruzzo uguale. Abbiamo vissuto una romanità rinverdita da pronto uso che ci ha mostrato, a distanza di secoli, leader politici impresentabili manipolatori di utili ma indegni seguaci; comprati e sistemati su qualche poltrona. Seguaci, porta borse, portatori d’acqua, dediti al compromesso equiparabili al celebre cavallo che Caligola elevò a senatore si chiamava Incitatus. Abruzzo forte e gentile si diceva ma ne ha passate tante; ultimamente ancora di più. E la storia recente la si va presentando da chi conclude il mandato elettorale. Per questo forse è anche iniziato il periodo delle fake news pre-elettorali. Nessuna politica di crescita e di evoluzione regionale ha risposto all’appello degli abruzzesi: il lavoro, le politiche territoriali, le politiche della scuola, dello sviluppo economico e industriale. La sanità un grosso bluff con la perdita e la rottura delle reti sanitarie interne e dei servizi diffusi. Se si guarda al welfare si ha la convinzione che il nostro Abruzzo è ormai in caduta libera. Il Rapporto 2024 Salute e territorio (firmato da Ifel e Federsanità), conferma che nella disparità tra Nord e Sud, l’Abruzzo è pari se non alla Calabria alla Basilicata. Restando ben lontano dai 187 euro annui per cittadino dell’Emilia Romagna. Fondo classifica anche per la scuola, l’Università e per l’indice di crescita delle piccole e medie aziende. Eppure la Verì, assessore alla sanità, si dimette dal partito della Lega enfatizzando le scelte della rete ospedaliera e degli accordi di programma fatti ma ancora senza respiro. Intanto i paesi montani sopravvivono senza più neppure il servizio di guardia medica.

La Regione è cresciuta e migliore di anni fa si sente dire, anni difficili ma produttivi, Abruzzo Regione del benessere si enfatizza, forse è vero; ci passa il Giro d’Italia e insieme all’Associazionismo sportivo ci si ricorda che muoversi fa bene. Ci vorrebbe un homo novus, o un outsider illuminato o un underdog dalle palle quadre, ma nel frattempo dobbiamo adattarci alla recita elettorale, a quel tempo sospeso e compresso che prepara il giorno del voto. La politica è “l’arte di far credere” ed è sempre stata figlia del pensiero degli uomini. Ma si sa che la mente è un po’leggera si dà a tutti e produce ogni cosa, ci fa credere a ogni cosa; rende le visioni reali e ci tira brutti scherzi. Non un’idea di Abruzzo nuovo c’è stata in questi ultimi dieci anni. Non un ripensamento sulle priorità e sulle politiche di sviluppo. Filippo Barbera, sociologo, ha scritto e spiegato in un saggio dal titolo Le piazze vuote edito Laterza, come la politica non riesce a svincolarsi dal momento presente in cui si vive il qui e ora, non progetta, non ragiona in chiave di anticipazione e sviluppo. Ragiona condizionata da riflessi pavloviani solo in termini di consenso immediato e poi cancella; dimentica con la certezza che tutti gli altri dimenticheranno anch’essi.

Elezioni violente saranno le prossime regionali d’Abruzzo perché irrispettose delle aspettative, dei bisogni reali, dei dati di fatto, delle condizioni di disuguaglianza; diffonderanno con maieutica ed enfasi solo idee stagionate, nel senso che appartengono a un’altra stagione. Sarà numero speciale quello dedicato alla presentazione delle persone che sentono di poterci rappresentare a noi di Sulmona, di poterci fare tornare a sperare. Intanto vogliamo ricordarci che l’etimologia di “candido” proviene dalla candida veste di colui che si sottoponeva al giudizio degli elettori. Plutarco la descriveva priva di pieghe e tasche per evitare tentazioni da voto di scambio, da dietrologie, da bugie che però, da sempre, hanno scelto le pieghe dell’animo dei candidati per restare sconosciute ai più. E l’astensionismo? L’attesa fa pensare a elezioni fiacche, apatiche, sfiduciate come lo è il sentimento degli italiani verso la democrazia sceso negli ultimi tempi al 43% dati dell’Osservatorio “Gli italiani e lo Stato”. Di riflesso, molle e spenta resta la credibilità verso i candidati politici e la loro possibile azione quali attori territoriali.

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