CONCUSSIONE E PECULATO, 6 ANNI E 9 MESI AL MEDICO PAOLO LEOMBRUNI

Sei anni e nove mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione per cinque anni dall’esercizio della professione, risarcimento da liquidare alle parti civili, pagamento delle spese processuali. È questa la pesante condanna inflitta dal collegio giudicante del Tribunale di Sulmona al medico Paolo Leombruni 54 enne di Sulmona, finito davanti ai giudici per peculato, concussione e circonvenzione d’incapace. Tre episodi finiti in un unico procedimento penale, per uno dei quali il medico era stato arrestato e sospeso dall’esercizio della professione. I fatti risalgono al 2021. Secondo l’imputazione il medico, abusando dei suoi poteri, avrebbe proposto ad un anziano sulmonese l’infusione a domicilio di un trattamento costituito da dieci flebo di un costoso farmaco del Vaticano, in grado di lenire i dolori dell’uomo per un corrispettivo di 1500 euro, ovvero 150 per ogni infusione. Il paziente era affetto da dolori diffusi alla gambe, causati da stenosi, tanto da rendere necessario un duplice intervento. Sempre secondo l’accusa il medico, recandosi a casa dell’uomo, lo avrebbe costretto a farsi consegnare la somma equivalente ad una infusione, con l’aggravante di essersi approfittato della sua condizione di fragilità. Da qui l’imputazione per concussione e circonvenzione d’incapace. Stessa denuncia era arrivata da un altro anziano, residente a Bugnara, che aveva contestato al medico le stesse condotte. Infine, nel maxi procedimento, è finito anche l’episodio dell’ottobre 2021, per il quale il medico era stato arrestato dai Carabinieri del Nas a seguito di una perquisizione. Secondo l’accusa il medico si sarebbe appropriato di siringhe e medicinali all’interno del pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona, per una somma equivalente di 150 euro, al fine di svolgere le prestazioni a domicilio. Cure a domicilio che avrebbe erogata ad una paziente oncologica, in cambio di 230 euro. L’intero castello accusatorio è stato confutato dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Alessandro Margiotta e Alessandro Scelli, secondo i quali non vi sarebbe la concussione poiché il medico non agiva in qualità di pubblico ufficiale a casa dei pazienti né avrebbe usato violenza e della minaccia. Inoltre i farmaci che somministrava li aveva nella sue disponibilità, nella cosiddetta borsa medica. La tesi difensiva non è servita per evitare la condanna, più bassa rispetto alla richiesta della Procura di nove anni e otto mesi. Il medico è stato infatti condannato solo per uno dei tre episodi contestati. (ANSA)