PER LA MOVIDA LUCI A TUTTO SPIANO, PER SANT’ONOFRIO NEMMENO UNA LAMPADINA…

di Luigi Liberatore – Durante il Concilio vaticano, tra il 1963 e il 1965, una commissione formata da teologi e di vescovi, di prelati e studiosi, mica preti di campagna, decise di cancellare dal calendario dei santi San Gennaro, il protettore di Napoli, perché secondo la riforma liturgica a carico del “paesano” non ci fossero abbastanza indizi per definirlo santo. Dimodochè passò a santo di serie B. I napoletani, la presero con l’ironia solita, e rispetto alla decisione curiale tappezzarono la città con manifesti con questa scritta: “San Gennà, futtatenne”! Fu papa Giovanni Paolo II a rimettere a posto le cose e a dare a San Gennaro il posto che gli spetta tra i santi più amati del mondo. Un paio di giorni fa, i vertici del Parco della Majella hanno dato ordine perentorio che venissero spente le luci che dagli scavi d’Ovidio illuminano l’eremo di Sant’Onofrio. I fari, reinstallati manco un mese fa dopo anni di buio a seguito di atti di vandalismo, sono del tipo a basso consumo e inseriti nell’ambito di un bel progetto avente come finalità di consentire ai turisti, e soprattutto agli abitanti della valle, di apprezzare nelle ore serali i luoghi cari a papa Celestino V. Rien à faire! I vertici del parco nazionale della Majella hanno imposto al Comune di togliere la corrente perché le luci danno fastidio agli animali. Cioè a lupi, volpi, caprioli e cinghiali. E le upupe dove le mettiamo? Non conosco i vertici del parco della Majella, come non ho riscontri, per pigrizia, da chi fosse composta la commissione anti San Gennaro, tuttavia penso che i primi siano solo degli arroganti e prepotenti elevati a rango di esperti da non so quale università, non certo forniti di dottrina come quei teologi o come quei vescovi. Intanto faccio una semplice riflessione: se si tratta di alimentare la movida, ecco che spuntano luci anche del tipo psichedelico per sostenere le danze; se si tratta di far conoscere in notturna la bellezza dell’eremo di sant’Onofrio, ecco il veto del parco della Majella. Per san Gennaro ci pensò papa Giovanni Paolo II. Per gli altri basterebbe un “vaffanculo” dato da un semplice consigliere comunale, giusto per non oltrepassare i limiti della decenza in ambito religioso!

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