LA GIUNTA DEL BARBIERE

di Massimo di Paolo – Ci serve ancora questa Amministrazione? Il quesito non suoni irriverente: ogni epoca elegge i suoi rappresentanti, ma ogni epoca definisce e modella una propria cultura amministrativa che diventa, fin da subito, la migliore. La struttura di chi governa in questi modesti, tristi ed improduttivi periodi a Sulmona, ha avuto origine molti anni fa, si ĆØ nutrita di quella cultura improduttiva che parlava con profondo ā€œsenso criticoā€, ricca di invidia ma priva di apertura, di coraggio, di azione, di fatti, di progetti.

Antonietta La Porta e Teresa Nannarone

Era retta da ā€œpilastriā€ invisibili, ma soprattutto intoccabili. Ora: i pilastri intoccabili, fatti di clan nascosti, amicizie, interessi, catene di Sant’Antonio; camuffati da slogan, benevolenze, frasi ad effetto, sentimenti e alleanze, non sono riusciti negli intenti. Hanno fallito per visione, interventi, riassetti, politica sociale; si sono misurati con territori spezzati; con la cruda realtĆ  che non si affronta e non si rimargina solo con dichiarazioni d’intenti. Hanno assaporato il fallimento, la mancanza della forza e dell’umiltĆ  necessaria al lavoro comune, hanno misurato la loro incapacitĆ . Allora ĆØ giunto il momento che i ā€œpilastri intoccabiliā€, su cui ĆØ nata e si regge l’attuale amministrazione, siano messi in discussione. Mesi di inattivitĆ , confronti da basso profilo. Il passato politico di Sulmona ha avuto, nei diversi periodi, una nota di riconoscibilitĆ . L’amministrazione Di Piero ne ĆØ priva. L’anonimato assoluto coperto da principi vuoti e privi di capacitĆ  di cambiamento. Citazioni in abbondanza al pari di Alessandro Natta, al pari delle vecchie gerarchie delle Botteghe Oscure che, un po’ per vezzo, un po’ per pedanteria ritenevano che la ā€œcultura altaā€ potesse dare dignitĆ  al proletariato. Citazioni, enfasi, nastri tagliati per colorare l’anonimato dell’azione politica e amministrativa priva di scelte, di fatti, di interventi. Non in grado di rispondere alla cittadinanza. Ai bisogni della cittadinanza.

Mimmo Di Benedetto

Sui banchi della maggioranza c’erano state poche e generiche osservazioni sul metodo, sugli obiettivi, sul ritmo; uno sprone a rivedersi, a fare meglio. Un chicco di neve che rotolando sul pendio si ĆØ trasformato in una valanga. Una falla nella carena del bastimento quella aperta in consiglio comunale a febbraio scorso. Rapidamente le stive allagate non da acqua ma da dicerie, coloriture, Ā toni diffamatori, offese, rancori. Il Capitano? Played Low. Certo si dirĆ : non bisogna confondere la politica con gli uomini, con le persone. Ma proprio questa continuitĆ  ha reso il ā€œbastimentoā€ ingovernabile. Un Consiglio comunale acefalo, privo di indirizzi, di coesione, di mediazione. Lo sguardo spostato su posizioni personali e non centrato sulle dimensioni politiche e organizzative. Nave incagliata con il cartello sul pennone del ā€œsi salvi chi puĆ²ā€. Settori abbandonati, sconosciuti: l’urbanistica, il sociale -quello vero-, le scuole, il centro storico, il turismo, i servizi, e lasciamo perdere gli inni e le promesse da campagna elettorale persi definitivamente. Coalizioni devastate, pellegrinaggi da recupero non qualificabili, consiglieri vessati e negati, contrattazioni da mercante in fiera. Le hanno chiamate consultazioni: per efficienza e modalitĆ  sono state finite-infinite, ambivalenti: ā€œha detto; no, non mi ha detto; mi dirĆ ; lo dirĆ  se passerĆ ā€.

Queste la sintesi e la metafora della storia politica recente a Sulmona.

Ora siamo in attesa del big bang: quale giunta quale governo.

Franco Casciani resta in giunta; il PD fa il colpo grosso a costo di una seconda Stalingrado. Possibile. Alcuni la danno quasi certa. La chiamano ā€œla giunta del barbiereā€ perchĆ© Di Piero, per accettare, deve ā€œtagliarsi la facciaā€. Se Casciani resta tutto rimane come prima. Oddio non proprio! Ā La minoranza ĆØ diversa, ĆØ un’altra cosa. E’ cresciuta. Ricompattata, focalizzata nei ruoli e nelle adesioni. Rafforzata dai coniugi Proietti che non staranno in vacanza a cambiare l’aria. L’Antigone Nannarone potrĆ  esprimersi al meglio, se avrĆ  il coraggio di sedere sulle seggiole dell’opposizione, confermandosi coerente nei principi, nella fede politica e soprattutto nelle posizioni prese e dichiarate giĆ  da molti mesi passati. L’unica alternativa a garanzia del suo futuro politico.

Seconda ipotesi: tutta la giunta cambia ad eccezione delle candidate Di Marzio e Di Nisio. Acqua tiepida, camomilla riscaldata. E’ quella più scontata, attesa e chiacchierata. Toto nomi. Molti, tutte ā€œpersoncineā€ correlate al clan di cui sopra. O folli o arroganti, disposti ad insaccarsi in un barattolo di marmellata che non farĆ  nuotare. Giunta da sopravvivenza priva di ogni carattere e struttura politica. I profili: variegati, con quel tanto di narcisismo utile per non percepire la vacuitĆ  del ruolo; tutti nostromi pronti a ā€œservireā€ pur di non perdere l’occasione. In sostanza: una toppa per tentare di resistere.

Terza ipotesi: una auspicabile, onorevole, significativa, spiegata, condivisa resa.

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