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IL SINDACO DI SULMONA SI REGGE A GALLA, MA LA POLITICA CHE FINE HA FATTO?

di Luigi Liberatore –  Gianfranco di Piero, il sindaco di Sulmona, rappresenta proprio il toponimo disegnato dallo storico Guicciardini: uno fragile, che conosce le sue cavalcature, ma tanto bene da capire il limite degli asini, sapendo di non poter pretendere da loro il passo dei cavalli. So che mi sto allontanando, con questi riferimenti storici estemporanei, dal messaggio che vorrei dare a Sulmona, al suo sindaco, ma soprattutto agli elettori che spesso sono la causa dei loro mali, con l’uso disinvolto del voto magari
dato più per cortesia o appartenenza familiare, che come riconoscimento o apprezzamento di capacità amministrative. Gianfranco Di Piero è al governo della città di Sulmona “malgré soi”; non ha cercato la sindacatura come termine di un processo che lo abbia visto artefice o combattente politico all’interno di un dibattito acceso, che a dire la verità a Sulmona non si annusa più dai tempi di Franco La Civita o Bruno Di Masci. Di Piero, bravo ma fragile, culturalmente ineccepibile, paga (per generosità) debiti ingiusti rispetto ai compagni di cordata che vorrebbe fare apparire, appunto, dei cavalli rispetto alla loro andatura asinina, i quali stanno minando il suo prestigio di eterno ragazzo per bene e soprattutto svilendo la figura del sindaco. In questi diciotto mesi Sulmona non ha fatto un passo più in là dei cinque anni disegnati da Anna Maria Casini; semmai è rifluita da città a borgo pettegolo e malamente amministrato. Io, al di là del rispetto personale che devo ai singoli interpreti di questo momento, non posso che giudicare deficitaria la vita di Sulmona, ammanettata da una povertà politico-amministrativa non degna di un capoluogo territoriale importante e significativo in questa terra d’Abruzzo. Le polemiche che stanno dilaniando l’amministrazione comunale hanno una labilità culturale sconcertante: sono pochi a lavorare, tantissimi a chiacchierare, fino al punto di intonare musiche medioevali… Nessuno che dimostri di masticare politica, al di là di una possibile rivendicazione come segno banale di appartenenza a questa o a quella cordata. Ecco, io penso che prima o poi, seppur bravo, il fragile sindaco Di Piero possa dire basta coi principianti della politica, tra i quali ci sta pure lui. E poi? E’ sconcertante sapere che a Sulmona non ci sia un ragazzo, o una donna, magari spregiudicati che sappiano dare vigore a una città morente, riscoprendo la passione per la politica e ridare fascino al dibattito in città. Sennò resta Di Piero, col rispetto che gli dobbiamo, sapendo però che oltre quella siepe rimane il buio.

3 commenti riguardo “IL SINDACO DI SULMONA SI REGGE A GALLA, MA LA POLITICA CHE FINE HA FATTO?

  • La politica è rotta e inutile al momento.
    La magistratura non funziona.
    Gli amministratori degli enti locali e regionali che dovrebbero fare, non riescono o possono.
    La giustizia non c’è o non può essere applicata.
    Le maggiori istituzioni sono bloccate o troppo impicciate con guerre e immigrazione.
    E così quei delinquenti continuano ad avvelenare ambiente e cittadini.
    Nessuna persona pulita e che volesse fare non avrebbe scampo in questo clima, e non mi sorprende il fatto che uno dei pochi che avrebbe potuto, sia stato allontanato brutalmente al Cogesa.
    A parte San Panfilo e il vescovo ci sei solo tu ora a concederci un po’ di realtà anche se molto brutta.

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  • UN UOMO SOLO, AL COMANDO ?
    DI CHI ?
    PER QUANTO TEMPO ANCORA ?

    Risposta
  • SalviamoSulmona

    Pienamente condivisibili le riflessioni di Luigi Liberatore nonostante che le molteplici evidenze inducano a convincemi che, a Sulmona, neanche la cosiddetta “buona politica”, al momento inesistente, sia più in grado di risollevarne le sorti. La situazione è ormai talmente compromessa che l’illusione che la predetta buona politica o l’azione consapevole di un eroico salvatore della patria, possibilmente di fuori, possa invertire il paradigma, sia destinata a restare tale.

    Risposta

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