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A FIANCO DEL COMITATO PRO-GERARDINI COME UN TIFOSO DELLA SQUADRA PERDENTE

di Luigi Liberatore – Devo riconoscere che non mi sono mai piaciuti i comitati, sotto ogni bandiera potessero identificarsi. Perché ho sempre ritenuto che fossero una risposta elitaria, spesso di ordine ideologico astratto, estranea al buon senso delle tesi ordinarie, semmai come contrarietà pregiudiziale alle decisioni sostenute a favore dell’interesse pubblico generale. Qui, in questo piccolo ambito periferico della regione Abruzzo, a Sulmona per capirci, agisce da tempo una capricciosa pleiade di associazioni, multicolori, contro l’insediamento in località “Case Pente” di una centrale di spingimento del gas e il passaggio di un gasdotto. Cioè, contro la realizzazione di una struttura analoga a quelle costruite in altre parti d’Italia e che consentono a Sulmona di essere integrata al circuito del rifornimento del gas da riscaldamento. A Sulmona dicono no, quasi a voler affermare: fatela altrove ma non sul nostro territorio. Siamo alla sindrome di Nimby. Meno male che il Governo ha deciso di oltrepassare i ghiribizzi dei comitati del no ai quali continua a dare sostegno, invece, l’ottusa amministrazione comunale di Sulmona. Questo aspetto meriterebbe ben altre riflessioni, invece a me interessa oggi volgere lo sguardo verso un piccolo e commovente comitato, sostenuto da un forte convincimento, nato a difesa dell’area di Noce Mattei, laddove trova collocazione quella discarica intercomunale che ogni giorno ingoia tonnellate di rifiuti, dovendo sottostare ad un sopruso: quello di accettare le immondizie provenienti dall’Aquila, ad un prezzo fuori mercato ma soprattutto ad una condizione incivile quanto pericolosa: in maniera indifferenziata. Per una di quelle fortunate coincidenze della storia, è stato nominato manager della società che gestisce l’azienda compartecipata (Cogesa), Franco Gerardini, politico, professionista ed esperto del settore che sta rimettendo a posto le cose su due profili essenziali: quello amministrativo-contabile, e soprattutto quello del risanamento ambientale dell’area dove insistono le complesse strutture per il trattamento dei rifiuti. Però la storia ha pure i suoi risvolti beffardi, anzi codardi, sicchè si è mossa tra le linee portando in tribunale, sapete chi: Franco Gerardini, per definirlo un intruso. Mi sento a disagio ripercorrere sentieri già troppo trafficati, però mi va di farvi sapere che ho quasi abbracciato quel comitato “Morrone-Valle Peligna”, il quale si è presentato con uno striscione stazzonato sotto le finestre del tribunale di Sulmona per sostenere il manager di Cogesa, Franco Gerardini, chiedendo che sia mantenuto al suo posto. Non mi sono mai nascosto dietro una sigla, men che meno dietro qualsiasi bandiera: sono stato e sono fiero della mia solitudine giornalistica e della mia indipendenza ideologica che ho pagato sempre in prima persona. Oggi, per il Cogesa, contro la prepotenza del sistema, sento di potermi schierare con quello sperduto comitato a difesa del manager Gerardini. Esigendo il rispetto che si deve a un tifoso qualunque, sostenitore di una squadra perdente.

6 commenti riguardo “A FIANCO DEL COMITATO PRO-GERARDINI COME UN TIFOSO DELLA SQUADRA PERDENTE

  • Se si osasse guardare a un futuro sostenibile e intelligente, troverai ancora più spunti per non piangere o disperare.
    Stiamo arrivando al punto di non ritorno e senza un impegno da parte dei comitati si piangerà ancora di più molto presto.
    Le pazzie alla discarica e la centrale SNAM serviranno come esempio di scellerata amministrazione passata e presente e di come non fare le cose e farle male senza pensiero, visione o modernità.
    Nessuno spiega ai poveri cittadini e sindaci locali cosa succederà e sta’ succedendo all’ambiente, alle loro bollette e alla loro salute.
    Si potrebbe dare un esempio nazionale su come e cosa fare ma gli incapaci e corrotti non ci vedono o sentono fino alle prossime elezioni.

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  • Mauro Nardi

    Da abruzzese che va e viene dall’Abruzzo per motivi di lavoro mi confronto con quanto accade altrove. E quello che accade a Sulmona con la questione Snam è grottesco e dimostra quanto la classe dirigente per quanto diligente (ho letto che hanno espresso una loro posizione di apertura) non sia in grado di incidere sulla (scarsa) classe politica di sinistra e di destra, tutti insieme allegramente ostaggio di quella che il giornalista definisce bene come “capricciosa pleiade”. Talmente ostaggio che hanno annunciato un nuovo ricorso: che non servirà certo a evitare la costruzione delle opere ma solo a spendere soldi dei cittadini, a rinviare ogni progettualità per la Valle Peligna e dare ancora qualche mese e qualche motivo di vita alla sempre più sparuta pleiade.

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  • Mario Pizzola

    Grazie per l’appellativo di “pleiade” (dal vocabolario: “gruppo che presenti caratteri di particolare distinzione e sceltezza”). Quanto ai “capricci” e ai “ghiribizzi” i comitati cittadini per l’ambiente – che da 15 anni si oppongono a due opere devastanti e totalmente inutili come la centrale e il metanodotto Snam – sono in buona compagnia visto che il Consiglio regionale d’ Abruzzo ha votato alla unanimità 11 risoluzioni contro le due opere e la giunta regionale 7 delibere per negare l’intesa con lo Stato. Anche l’”ottusa” amministrazione comunale di Sulmona ha votato 10 delibere di contrarietà, qualsiasi sindaco ci fosse a palazzo San Francesco dal 2008 fino ad oggi. Possibile che tutti questi rappresentanti della sovranità popolare (art. 1 della Costituzione italiana) siano “ottusi” e solo lei sia intelligente?

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    • Infatti signor Pizzola: dopo “11 risoluzioni e 7 delibere regionali e 10 delibere comunali di qualsiasi sindaco…” tutte perdenti con esito negativo cosa stanno a dimostrare se non capriccio e ottusità? Il capriccio è il suo ovviamente; l’ottusitá è di chi – colpiti da questa sindrome di Stoccolma in versione moderna – continua a essere ostaggio della sua distintiva pleiade e continua a darle ancora retta nel perseguire questo (inutile) accanimento.
      p.s. adesso, la prego, non mi tiri fuori di nuovo Che Guevara…

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  • Mario Pizzola

    Signor Mauro, se in Italia la sovranità appartenesse veramente al popolo, come dice la Costituzione, il governo avrebbe dovuto rispettare la volontà manifestata, a grande maggioranza, dalle istituzioni democratiche del territorio, e quindi bocciare l’opera. Invece il governo, approvando la centrale e il metanodotto, ha calpestato la volontà popolare dimostrando una volta di più che nel nostro Paese chi comanda davvero sono le grandi lobby economiche e finanziarie che hanno nell’ENI e nella Snam due delle maggiori espressioni.

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