PRESTITI A STROZZO, TRUFFA ED ESTORSIONE FINISCONO SOTTO PROCESSO 21 PERSONE

Avevano messo su due  aziende fittizie per chiedere finanziamenti da reinvestire nel mercato dei prestiti a strozzo. Questa mattina ventuno persone, la maggior parte residenti in Valle Peligna, sono finite a vario titolo, davanti al giudice per le udienze preliminari per rispondere, a vario titolo, di usura, estorsione, falsità ideologica, sostituzione di persona e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe. Si tratta di Cesare Mariani di Raiano, Mario Di Rosa, Sonia Di Rosa, Bruno Spinelli, Luigino Di Rosa, Pasquale Di Rosa (28 anni), Alessandro La Civita, Dino Ferrante, Roberto Terrasi, Alessio Mancinelli, Luigi Domenico Camera, Federica Morelli, Nino Verrocchi e Lucia D’Amato, tutti di Sulmona; Pasquale Di Rosa, 52 anni di Montesilvano, Costantino Lucarelli, Pierpaolo D’Annolfi, Luigi Morelli, Gaspare Scognamiglio, Vincenzo Ennio Cotardo, tutti e cinque di Avezzano, Fabio Di Bernardo di Pettorano sul Gizio, Davide Lo Stracco di Pratola Peligna, Adriano Sonsini di Chieti, Fabrizio Trotta di Perano e Rinaldo Francani. Dopo aver ascoltato le parti, il Gup del Tribunale di Sulmona, Marta Sarnelli ha rinviato tutti a giudizio tranne Cotardo e Camera, i quali nel frattempo sono deceduti. Tutto è partito nel 2015, dalla denuncia di un imprenditore di Sulmona sottoposto ad estorsione da uno degli imputati. Dagli accertamenti dei Carabinieri è stato scoperto  che una famiglia di origine rom che svolgeva come attività principale il prestito di soldi con tassi che raggiungevano anche il 54% mensile, aveva fatto il salto di qualità creando un diabolico sistema economico che ruotava intorno a due aziende con capitale sociale e con dipendenti, tutti fittizi, reperiti nel mondo della tossicodipendenza locale. Il sodalizio criminale sarebbe riuscito ad ottenere prestiti da finanziarie e istituti di credito attivando la procedura della cessione del quinto dello stipendio a carico dei dipendenti, tutti conniventi, per un ammontare di circa 600.000 euro. Per evitare che scattassero subito i controlli, i componenti dell’associazione criminale, avrebbero onorato le prime rate dando modo alla società di prendere tempo e conseguire altro capitale, con la medesima tecnica. La prima udienza del processo è stata fissata per il prossimo 13 giugno.

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