OVIDIO NON ANDARE VIA!

di Massimo di Paolo – La narrazione della fine di un anno e l’inizio di quello nuovo rappresenta sempre un momento significativo, carico di tracce da mettere in ordine e di scelte da fare tra ricordi e testimonianze. Diventa anche una rappresentazione di un pezzo di storia della città e del territorio che può, ovviamente, essere narrata in modi diversi: come storia urbana delle condizioni architettoniche, dell’uso del territorio e degli spazi urbani, come insieme di fatti che hanno caratterizzato il tempo e i momenti, come raccolta dieventi nuovi e di eventi appartenenti alla tradizione. Ancora di più può diventare la storia recente dei suoi abitanti, della loro coesione, dei loro conflitti, con la loro tendenza a restare “fermi” o ad evolvere verso nuove forme di assetti sociali. Ma può essere anche raccontato, l’anno che finisce, come un insieme di visioni che compongono quel catalogo di speranza che si configura,all’inizio di un nuovo periodo, in ogni cittadino. Tendenzialmente si è portati a fare i conti, a osservare le cose che non sono andate, i progetti detti e non realizzati, le condizioni di crisi irrisolte, le descrizioni di immagini di impoverimento, di criticità, insolvenze, di tradimenti, di solitudine e di isolamento.Narrazioni tristi e ombrose qualche volta legate a un fato cattivo,qualche volta a un nemico rappresentato, altre volte al sarcasmo della pigrizia e del disimpegno.

Occorre non perdere in questi momenti di analisi, un po’ romantica e un po’ razionale, le cose belle avvenute, il lavoro fatto, le resistenze attuate, le dimensioni di sogno realizzate, lo spirito di operosità di molti, le gesta di altruismo e di partecipazione, le scelte condivise, i muri abbattuti, le iniziative attuate. Sono le componenti buone dell’anno che si chiude che fanno sorgere, in ognuno di noi, un messaggio di speranza per rappresentarci il nuovo anno.  E allora, con l’energia della speranza, speriamo che Ovidio, il nostro Poeta, non si stanchi, non vada via e che possa ancora reggere la fatica di essere la caratterizzazione culturale più potente della città. Speriamo che regga la sfida con tutto il resto dell’Italia bella, che regga la responsabilità di ciò che gli è stato affidato nei tempi moderni dalla sua Sulmona: capovolgere un destino in declino che appare segnato da una “metamorfosi” territoriale ed economica. Un “Capitano” un po’ solo ma che troverà ristoro nel “museo-spazio Ovidio” che sarà certamente gestito e valorizzato con criteri di management evoluto e moderno. Speriamo che alla Santa Pasqua,la Madonna possa “aprire” con la sua corsa l’anno di Sulmona Capitale della Cultura. Speriamo che il Teatro, la Camerata, il Cinema le Scuole possano far crescere ancora la qualità della proposta anche, si spera, con momenti di rottura e di forte innovazione culturale per dare una scossa alle coscienze, per ridare forza al grido di jamm’mo con un rinnovato senso civicocapace di dare forza per risalire la corrente. Speriamo che il programma di mandato venga rivisto, condiviso e ridiscusso, dopo un periodo di allenamento passato e possa aprire le politiche giovanili, relegate al solo dibattito sulla movida, a nuovi spazi di azione, e che il calderone del centro storico possa essere messo in ordine tra un’azione di pacificazione e una soluzione partecipata. Speriamo che il progetto del PNRR, per la Sulmona antica, non cada dall’alto come un abito meraviglioso ma mai misurato prima del confezionamento. Siamo certi che sarà un progetto che si disegnerà attraverso un processo di progettazione sociale, che coinvolgerà i cittadini e i progettisti con l’ascolto, con carta e penna. Certamente l’anno nuovo ci porterà nuova e rinnovata energia, con azioni anche forti e di rappresentanza necessarie per l’intera comunità. Auspichiamo che con il nuovo anno i nostri dorotei, i politici, gli amministratori, i rappresentanti di gruppi e del mondo delle associazioni, lasceranno da parte la maieutica, il bel dialogare per aprire confronti robusti per il nostro Ospedale,sarà forse la volta buona, sarà forse l’anno del territorio e, parafrasando, sarà l’anno del “tutti uniti e nessuno escluso”.

Nell’ultimo film di Steven Spielberg “The Fabelmans”, che suggeriamo di andare a vedere, la madre del protagonista, Mitzi, che è un’artista, paragona il cinema a un sogno. Bene quando l’anno vecchio si sta chiudendo, tutti noi ci rappresentiamo il nuovo come se stessimo sognando, vediamo cose irrisolte sciogliersi, amicizie finite e abbandoni ricomporsi, tribunali stabilizzati, il verde pubblico tornare ad essere curato e ricomposto, la segnaletica a dimensione di centro turistico evoluto, l’ospitalità straordinaria, i negozi, con le saracinesche alzate, che diventano anche nuclei di cordialità diffusa e di accoglienza per l’ospite turista e non. Nel sogno del nuovo anno i gruppi politici e civici di ogni colore fumano il calumet della pace,in vista delle elezioni regionali, presagendo una scelta di un rappresentante territoriale onesto, capace, responsabile, altruista, lavoratore, impegnato per il bene comune.

Tra le tendenze della natura umana una delle più durevoli è la resistenza al cambiamento. E’ un problema etologico ma anche delle organizzazioni. Aziende, ospedali, scuole fanno fatica ad introdurre cambiamenti e così le comunità tutte. Tra i sogni per il nuovo anno speriamo di poter assistere e partecipare a un “cambiamento culturale” mantenendo fede ai buoni propositi di questo periodo di festività. Il 25 dicembre del 1914 la guerra si fermò con una rappresentazione della pace al fronte. Per un giorno. Pace ed impegno diffuso ,di solidarietà e di partecipazione alla cosa pubblica  è il cambiamento che dobbiamo forse sognare e perseguire unitariamente, per tutto l’anno e per gli anni avvenire.Un nuovo anno con Sulmona al centro di una grande alleanza di intenti, di visioni e di azioni collettive.


Con l’Augurio per il 2023, “Strumenti & Parole” vuole chiudere l’anno passato insieme ai propri lettori con:

Racconto di Capodanno
di Dino Buzzati
Gennaio 

Tra poco, cominciando l’anno nuovo, qualcuno di voi forse riuscirà a udire la sua voce.
Gennaio in fin dei conti è un mese pressappoco uguale agli altri. Agli occhi degli uomini è invece il mese più importante; e l’importanza sta tutta nel principio, nel primo giorno, nella prima ora, nel suo primissimo minuto.
Dicono infatti che a mezzanotte in punto, nell’atto di venire al mondo, emetta una sua voce; e che da questa voce si possa capire che razza di annata seguirà.
Ma a mezzanotte c’è baccano. Crepitano le bottiglie di spumante, risate; grida, schiocchi di baci, petardi fuori nella via. E in tanto strepito si perde la voce misteriosa.
Ci sono, è vero, anche coloro che non fan baldoria; e pure questi sono svegli, quando gennaio arriva; se non altro per curiosità.
Magari si sono già ficcati in letto e di qui tendono le orecchie; ma udire non potranno perché intorno, nelle case e nelle vie, gli altri fanno festa.
No, nemmeno negli ospedali e nelle carceri, dove solitamente a mezzanotte regna un tetro silenzio, neppure nelle corsie e nelle celle vigilate da lugubri lumini, la voce viene udita; perché,
quando l’anno nuovo comincia, la vita anche là dentro si riaccende, e pazze voci di augurio si rispondono di letto in letto, da un’inferriata all’altra.
Quando sono terminati i dodici rintocchi della mezzanotte, un anno muore ed uno nasce.
Gli uomini fanno festa e gli echi delle risate, del frastuono e degli scoppi raggiungono anche i luoghi più tristi e nascosti, diffondendo ovunque speranza ed allegria. Tutti si scambiano auguri e nessuno ode la voce che non si può distinguere e che rappresenta il mistero di ciò che ci serberà il futuro. Ti è qui rivelata una verità profonda e colma di saggezza: è meglio non sapere come sarà il domani per potersi abbandonare alla speranza.

3 pensieri su “OVIDIO NON ANDARE VIA!

  • 31 Dicembre 2022 in 11:34
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    Cronisti non ci si improvvisa e la “trama” palesata nel servizio ne mostra i limiti di indirizzo, obbligati dall’iniziale e poi svanita impostazione di “vedute” che se ne voleva dare del bilancio di fine anno, tanto da sfociare nell’uso/abuso vituperato del sommo poeta già a partire dal titolo della cronistoria dove certamente saprà che EGLI NON E’ TORNATO A CASA e che di sfide durissime, quanto l’esilio vissuto, ne ha sofferte di pari grado proprio in patria in anni recentissimi! Risalire dalla fogna in cui si è stataìi “assegnati” è sempre possibile, ma “i miserabili” dovranno fare impegno su altri che non il passato improvvisato “caudillo” e “fanaticos” del politically uncorrect… esattamente come in questo articolo di fine anno.
    Buon Anno!

  • 30 Dicembre 2022 in 20:45
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    … chi di speranza campa… disperato muore… e noi siamo
    i disperati che aspettano la morte.
    Siamo morti…viventi.

  • 30 Dicembre 2022 in 12:10
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    Ovidio, per la città di Sulmona, è un elemento culturale di nicchia, che rappresenta un esiguo e sparuto gruppo di ex studenti dell’omonimo liceo. Non, dunque, la città. Nemmeno una parte numericamente importante di essa. E tra i suoi presunti estimatori sarebbe interessante poter approfondire che grado di conoscenza ne possono vantare. Gli altri, quelli che non conoscono il latino – e sono la maggioranza – sono esclusi da queste sue (e di pochi altri) riflessioni autocelebrative. L’amministrazione cittadina che sceglie due versi del poeta e li propone ai cittadini e ai visitatori in lingua latina e in inglese, sulla via più importante della città, ha operato una dannosa quanto inutile discriminazione. Se si continua a marcare la differenza culturale tra chi ha studiato il latino e chi, per diverse ragioni non lo ha fatto, l’esilio culturale di Ovidio, dalla storia di questa città, sarà completo. Ciao.

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