NON FACCIAMO DEL PROCESSO AL COGESA LA NORIMBERGA DELLA VALLE PELIGNA

di Luigi Liberatore – Non riesco a capire questa attesa spasmodica che si sta sviluppando attorno al processo che vede imputati (il nostro presidente della Camera dei deputati avrebbe detto inputati) ex amministratori ed attuali tecnici della società che gestisce la raccolta, lo smaltimento e il riciclaggio dei rifiuti nel nostro territorio. In qualche mio precedente e (disattento) intervento avevo parlato di una trentina di Comuni ancorati al sistema; faccio pubblica ammenda: ne sono quasi settanta (vado per eccesso stavolta), e sicuramente la società prende su di sé anche gli “escrementi” che vengono dal capoluogo abruzzese e forse anche da altre parti. Cogesa, insomma, è una potente macchina onnivora, oltre che economico-finanziaria, la cui sede operativa è nel comune di Sulmona e sul cui territorio scarica miasmi insopportabili per la comunità residente e a contatto con i suoi impianti. Non ha come principio ispiratore quello di avvelenare la gente, ma di raccogliere gli scarti che escono dalle nostre case, per cui anche chi ha da quelle parti il proprio giardino non deve sentirsi minacciato o vittima del sistema, ma di capire. Certo, gli impianti sono sottostimati, sono inadeguati al carico che arriva giornalmente, per cui anche gli stessi amministratori del Cogesa sono stati travolti dalle “immondizie”, sicchè sono finiti sotto processo per inidoneità tecnico-amministrativa. E stanno a giudizio. Ma che vogliamo impiccarli? Intanto il sistema istituzionale sanitario sta mettendo al riparo la gente da eventuali pericoli da inquinamento con controlli sistematici sulla qualità dell’aria, e poi si stanno ampliando le piattaforme di raccolta in relazione a ciò che arriva. Qualcuno dice che il Comune di Sulmona, primo e principale partner del Cogesa, stia glissando, cioè si stia astenendo dal prendere parte nel processo, nel quale vorrebbe che si costituisse parte civile. Non scherziamo. Il Comune di Sulmona deve stare fuori da questa vicenda giudiziaria perché non può decidere se sedersi da questa o da quell’altra parte della sbarra. Non mi piace (ma questa è una mia convinzione) che il sindaco di Sulmona non sia uscito con una sua dichiarazione netta e percepibile sulla vicenda. Non si sono espressi gli assessori, e lo capisco. Non si è pronunciato il vice sindaco, Franco Casciani, ma quello è l’esponente più scaltro della compagnia. Mi sarei aspettato, sul problema, una presa di posizione da parte di Teresa Nannarone, da quella intelligente donna che sa dare, quando vuole però, il suo giudizio. Ecco perché non so se sia più una Simone Weil o una Emma Goldman.

 

LA REPLICA DI TERESA NANNARONE

Gentile Sig. Liberatore,
la ringrazio per avermi dato la possibilità di rendere pubblica la mia posizione sulle vicende che riguardano il Cogesa.
Partiamo da alcune precisazioni utili per chi legge.
La società Cogesa è una società a partecipazione pubblica che segue, o dovrebbe, i criteri dettati per tutto ciò che è assoggettato al regime degli enti pubblici: trasparenza, legalità, buon andamento e imparzialità in primis.
Non è difatti una società privata i cui proprietari possono decider di comprare le famose poltrone di pelle umana di fantozziana memoria, ma deve sottostare a criteri regionali, nazionali ed europei ed è sottoposta al vaglio della Corte dei Conti e dell’Anticorruzione.
E questo perché, sempre per essere chiari con i lettori di ReteAbruzzo, utilizza soldi pubblici, cioé dei cittadini tutti.
Ora, per capire tutti e tutti insieme cosa esattamente è accaduto ed accade in quella “macchina onnivora” come Lei la definisce, il processo di gennaio è uno dei punti importanti ma non l’unico.
Partiamo dai numeri che come Lei sa sono in rosso, anzi in profondo rosso.
E partiamo da quei numeri che hanno visto dal 2017 ad oggi triplicare il numero dei dipendenti: da 86 ad oltre 230. Era necessario? No, e non perché lo dica io, ma perché la Corte dei Conti è intervenuta in proposito.
Così come dobbiamo partire da quei numeri che hanno visto aumentare in maniera spropositata la raccolta dei rifiuti da Comuni fuori dalla Valle Peligna senza la dovuta autorizzazione della assemblea dei soci, che hanno comportato la saturazione della discarica in breve tempo e che, se restano così le cose, va ampliata con tutte le conseguenze nefaste.
Sempre restando ai numeri, e per quello che è il mio tentativo di comprensione di quella “macchina onnivora”, il debito di alcuni Comuni verso Cogesa ha fatto sì che in favore di quegli stessi Comuni si spendessero soldi per progettare e rifare le strade (ma questo non è nello statuto del Cogesa), o addirittura per tagliare le aiuole e mantenere beni immobili (e neppure questo è nello statuto Cogesa).
E sempre per fare qualche numero: come è possibile che per la manutenzione del verde in un paese di 400 persone siano stati dati a cooperative 60 mila euro in due anni? E se questo Comune, come anche altri, e come quelli delle strade, erano morosi, perché sono state spese e/o anticipate somme per attività non ricomprese nello statuto del Cogesa?
Lei che è così attento, si diverta a cercare i tanti consulenti nominati dal Cogesa per progetti e consulenze dai costi esorbitanti nonostante il curriculum non proprio “azzeccato”. O per bizzarrie di tipo comunicativo.
Ed ancora: Lei sa che alcune decisioni spettavano all’assemblea e non all’Amministratore Unico? Che spettano al CDA e non al Presidente?
Eppure, eppure in quella “macchina onnivora” sa quanti soldi sono stati spesi e quante decisioni sono state prese e quanti incarichi sono stati dati senza il rispetto delle modalità richieste? Tanti.
Ma torniamo al processo per reati ambientali.
Personalmente penso che il Comune debba innanzitutto avere contezza del contenuto del fascicolo e che debba essere presente nella ricerca della verità anche attraverso la costituzione di parte civile. Questo perché c’è in ballo la salute di un territorio e dei suoi abitanti.
Le accuse -che non sono sentenze- nascono difatti dall’esigenza dei cittadini residenti nelle zone limitrofe che non solo lamentano “cattivi odori” ma un numero preoccupante di malattie gravi all’interno di molti dei loro nuclei familiari tanto da avere chiesto accesso al registro tumori regionale di cui però si ignora anche se esista.
E se quei cattivi odori ci fanno pensare ad altri cattivi odori, per esempio quelli dell’inchiesta “Smoking Fields” che coinvolge persone che hanno operato anche all’interno del Cogesa, Lei sarà d’accordo con me che capire diventa doveroso.
Questa la mia posizione, espressa chiaramente nelle riunioni di maggioranza. Un invito al coraggio e alla chiarezza sui tanti, troppi punti che fanno percepire la società partecipata come un porto delle nebbie a danno della collettività sotto tanti punti di vista: politico, economico, ed oggi anche ambientale e alla salute.
Mi piace chiudere con la frase di un grande uomo, Aldo Moro, a cui so Lei essere stato legato per appartenenza di partito: “Il popolo deve sapere”.
Ecco, io la penso come lui.
Ed è anche con questa convinzione che farò di tutto perché sulla gestione della “macchina onnivora” le persone sappiano, anche se non sono Simone Weil né Emma Goldman (magari!), ma una semplice consigliera comunale che risponde del suo operato ai suoi concittadini.
Grazie e Buone feste.

 

3 thoughts on “NON FACCIAMO DEL PROCESSO AL COGESA LA NORIMBERGA DELLA VALLE PELIGNA

  • 9 Dicembre 2022 in 14:09
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    Sulla questione COGESA poteva coscientemente scrivere di meglio. Ne ha fatto un articolo smorto, uno svilente tentativo imbonitore e accomodante, erto a monumento del “POLITICAMENTE CORRETTO” e del “CAPIRE”, ignonarando e/o dimenticando tutti i precedenti accadimenti e i loro sviluppi tanto di dentro e tanto di fuori e proprio per questo il Comune ha il compito di fare emergere la verità, nei confronti della corretta amministrazione e nei confronti della città di Sulmona intera. Com’è stato possibile tutto ciò e come ulteriormente tollerarlo?

  • 8 Dicembre 2022 in 19:50
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    “…impianti sottostimati”, e chi gli ha detto di far entrare nel consorzio città che si sapeva dall’inizio che avrebbero saturato l’impianto di smaltimento, senza considerare che serve altro spazio, sensa cosniderare che ci sono comuni che non praticano la differenziata e magari gli utenti/cittadini pagano come noi.

    “….. sistema sanitario sta mettendo al riparo la gente da pericoli con controlli ” , perchè i tecnici del servizio sanotario purificano l’aria che viene respirata dalle perssone delle Marane e dintorni vicino a Noce Mattei.
    Speriamo solo che gli altri comuni sono a posto con i pagamenti verso il COGESA, forse.

  • 8 Dicembre 2022 in 19:32
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    Tutto va bene signor giornalista.
    Le poesie le hai fermate grazie ma le ignoranti riflessioni continuano poiché sei mal informato e chiaramente abituato ed accettato il presente scempio.
    Invece di nominare la Nannarone almeno spiegati bene e nomina chi stava mandando avanti lo scempio del Cogesa e che lo sta continuando impunemente !!!
    Sarà si un Norimberga una volta contato i morti e infettati così avrai qualche considerazione o riflessione in più.

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