IL CONFRONTO CHE NON C’E’

di Massimo Di Paolo – Dopo le ultime amministrative è ormai passato l’anno di adattamento, di studio quello che in gergo viene definito “il viaggio di nozze”.  I toni si sono calmati, le forze in campo definite, i “giochi” sono apparentemente fatti. Ma qualcosa non è mai nato.

Si è detto che si partiva con una “visione” una visione per poter strutturare delle idee, un programma per tracciare una rotta, per incasellare azioni, fatti, motivi di rinnovamento.

Il tempo è galantuomo purtroppo.

A ben guardare appare tutto fermo. Le notizie sono quelle che danno speranza, le luminarie natalizie, l’incontro per la regolamentazione della movida, le cerimonie di presentazione a petto gonfio e spada tratta, i palchetti lasciati ai giovani, l’affluenza turistica, l’operoso impegno di qualche assessore capace ecc. ecc. Eppure non si riesce a vedere e a sentire uno “spunto”, una passione, una condizione di rinascita, un programma condiviso che possa far immaginare dove si sta e si vuole andare. Non appare evidente il lavoro di rammendo, di ricucitura del tessuto urbano e delle condizioni di vita della gran parte della popolazione di Sulmona e della Valle Peligna. Inoltre, cosa molto spiacevole, il dibattito socio-politico, quello articolato, ponderato quello fatto di analisi, partecipazione sembra scomparso, ormai estinto per mancanza di una filiera di idee che dalla condizione attuale porti alla rappresentazione di quale città e territorio si vorrebbe. Qualche “intellettuale evoluto” afferma che i social hanno occupato spazio, che hanno sostituito con la loro potenza l’incontro, il confronto, lo scambio di idee e lo scambio relazionale, che i partiti sono “chiusi” e che i gruppi civici, pur presenti, non hanno un valore autentico per movimentare idee e visioni, fermi nell’attesa di momenti migliori per guerre, spartizioni e giuste collocazioni.

La speranza, dote certamente molto presente nei sulmonesi, da anni cerca i fatti. I fatti politici, culturali, organizzativi per strutturare il materiale di confronto, di dibattito, di scontro, di vita comunitaria e politica.   Insomma l’attesa, ormai lunga, di un dibattito vero e politicamente significativo ci sta facendo toccare, per l’ennesima volta, la realtà dura e severa del vuoto dilagante e del silenzio. Dopo il colore, le grandi affermazioni, i rinnovati impegni, le testimonianze si riaffaccia quella malinconica consapevolezza per la mancanza di segnali positivi all’orizzonte, per la mancanza di strategie forti e soprattutto, si risente quello stato di torpore per l’assenza della passione utile e necessaria per nutrire quel senso civico portatore di impegno e partecipazione collettiva.

Tante realtà ricche e mature presenti sul territorio che fanno fatica a contaminarsi e a fare sistema: un cooperativismo sociale e di servizi di alta qualità, un associazionismo autentico, reti sommerse di auto-aiuto, una presenza di B&B di grande valore e qualità, centri di produzione culturale, esempi di piccola e media impresa evoluta, sperimentazioni scolastiche di pregio. Eppure il dialogo e il confronto è fermo e con esso quella progettazione di sistema che possa mettere in relazione parti e ricchezze solo apparentemente distanti. E’ ferma anche la politica locale che non trova spunti di rinnovamento, non riesce a cambiare codici e prospettive bloccando confronti e partecipazione attiva, rendendo la comunità ferma e perfino ostile a se stessa. Un confronto, quello che resta, rastremato, piegato all’interno di gruppi e di caste poco evolute che bloccano il riconoscimento e l’integrazione con effetti devastanti sulle possibilità di crescita sociale. Gli effetti della mancanza di dibattito, di studio, di progettazione, di mutazioni evolutive della comunità sono riscontrabili nella alzata di muri, recinti e steccati che rendono impermeabili i diversi ceti sociali.

Tornando alla “visione”, quale città e quale territorio?  Non possiamo tratteggiare cose già dette ma certamente potremmo pensare alla strutturazione di un metodo che aiuti, una sorta di potente azione di “psicologia di comunità” in cui ogni cittadino diventa risorsa, ogni iniziativa collettiva destinataria di ammirazione, ogni gruppo una ricchezza, ogni progetto una opportunità, ogni merito un riconoscimento, ogni steccato abbattuto un successo collettivo.

 

2 thoughts on “IL CONFRONTO CHE NON C’E’

  • 7 Dicembre 2022 in 15:20
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    Dopo anni di sbagli, corruzione, amministratori ora imputati, deturpamento della valle, avvelenamento dei cittadini, giornalismo scellerato di parte, politica inetta e una guerra in Ucraina e con il Covid, vorrei vedere chiunque a poter fare qualche cosa di buono !!!!
    C’è bisogno di tutte le parti convergessero per ottenere almeno un attimo di coesione e partecipazione per un buon fine politico e di amministrazione.

  • 7 Dicembre 2022 in 13:46
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    La diagnosi è nota, da tempo. Ma nessuno vi porta mai un miglioramento, una cura shock che riporti in vita la città. E credetemi non è la città ad avere un male incurabile, ma è la terapia applicata, i consulti per lo più fittizi e controvoglia (questa si è tanta) che non creano miglioramenti nel paziente.
    Anzi per com’è messa la sanità locale, i dottori della politica sempre locale, puntano a mantenere in uno stato di coma farmacologico TUTTO E TUTTI, per far salva e incrementare la loro parcella salvifica… principalmente gli intrallazzi di palazzo.
    Tutti fortemente impegnati, purché non cambi nulla e il peggio è che i carnefici vecchi, attuali e futuri si conoscono tutti fra di loro, quasi fossero imparentati (compari e comari di una politica svilita e ormai persa) e giù… tutti a lordare, fissi al capezzale di una città attaccata ad una macchina che tarda ad emettere il fatidico bip. Ma arriverà e come se arriverà e poi quando si passerà a parti invertite sarà un interminabile suono di chiarine… BIIIIIIIIIP.
    E poi arriverà la nomina del nuovo medico con la schiera di aiutanti e si ripartirà con le cure palliative.
    Il tempo è galantuomo fortunatamente.

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