RUBA L’ELEMOSINA NELLA CATTEDRALE DI SAN PANFILO E FINISCE SOTTO PROCESSO

Evidentemente a corto di denaro non aveva trovato di meglio che svuotare le cassette dell’elemosina nella cattedrale di San Panfilo. Ora Giuseppe Coralli, 42 anni di Sulmona, dovrà sostenere il processo con l’accusa di furto aggravato. L’altro giorno è comparso davanti al giudice monocratico per la prima udienza del processo. Era l’11 settembre 2020 quando l’uomo entrò nella Basilica come un qualsiasi fedele e dopo essersi accertato di non essere visto da nessuno si è impossessato delle offerte della giornata. Pochi spicci che gli operatori della Squadra Volante del Commissariato gli trovarono in tasca, mentre percorreva il viale della Villa Comunale. Grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza installato in Chiesa, gli operatori di Polizia fermarono Coralli che indossava gli stessi indumenti ripresi dalle telecamere. L’uomo era stato ammesso all’affidamento in prova che venne subito revocato Dal Tribunale di Sorveglianza tanto che l’uomo finì in carcere. Nei giorni scorsi Coralli è tornato in libertà per aver saldato il suo conto con la giustizia ma ora dovrà affrontare l’ostacolo costituito dal nuovo processo per il furto nella cattedrale.

One thought on “RUBA L’ELEMOSINA NELLA CATTEDRALE DI SAN PANFILO E FINISCE SOTTO PROCESSO

  • 1 Dicembre 2022 in 09:37
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    Jean Valjaen, forse il personaggio più importante del romanzo, è appunto un “miserabile”: ha trascorso anni in prigione per il furto di un tozzo di pane e, al momento dell’apertura del racconto, è appena uscito dal carcere e si trova senza lavoro. Spinto dalla necessità, finisce per rubare delle posate d’argento al vescovo, Monsignor Myriel, che lo aveva ospitato per qualche tempo: “Nel suo cervello v’era una specie di oscuro andirivieni; i ricordi antichi e quelli immediati vi galleggiavano alla rinfusa, incrociandosi confusamente, perdendo forma, ingrandendosi a dismisura, per sparire improvvisamente, come se cadessero in un’acqua fangosa ed agitata. Gli venivan molti pensieri ma uno si ripresentava continuamente e scacciava gli altri; quel pensiero, diciamolo subito, gli presentava le sei posate d’argento.”

    Quando però viene fermato dalla polizia, il vescovo, inaspettatamente, testimonia a suo favore, sostenendo di essere stato lui a donargli l’argenteria. Commosso e colpito dal gesto, Jean decide di rifarsi una vita: benché ancora sospettato del furto, riesce a trasferirsi in un’altra città, cambia nome e, quando finalmente riesce ad avviare la propria attività, cerca di redimersi dalle cattive azioni commesse nel passato aiutando per quanto può i meno fortunati di lui.

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