SPOGLIATO E PERQUISITO A 14 ANNI, ESCLUSI ABUSI DELLA POLIZIA

Nessuna umiliazione o abuso è stata commessa dall’ex vice questore aggiunto Antonio Scialdone e dai suoi uomini nel corso della perquisizione eseguita su un minore di 13 anni, negli uffici del commissariato di via Sallustio. Lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sulmona che accogliendo la richiesta di archiviazione della procura e respingendo l’opposizione della famiglia del ragazzo, ha posto la parola fine ad una storia che ha fatto tanto parlare mettendo in discussione le modalità con cui venivano eseguite le perquisizioni nel commissariato di Sulmona. A presentare l’esposto contro quattro poliziotti e il loro capo, era astata la madre del ragazzo che dopo aver ascoltato il racconto del figlio si era recata dall’allora procuratore capo, Giuseppe Bellelli chiedendo di far luce sulla vicenda. Il procuratore dopo la richiesta della donna, aprì un fascicolo iscrivendo un solo poliziotto, quello che avrebbe materialmente eseguito la perquisizione, nonostante fossero presenti altri.
I fatti risalgono al 14 febbraio del 2021, in piena pandemia. Il minore ora 15enne, era stato fermato da una pattuglia della Polizia di Stato nei pressi di piazza Garibaldi dove si trovava con un gruppo di amici, nell’ambito dei controlli disposti per contrastare la diffusione del contagio e lo spaccio di sostanze stupefacenti soprattutto tra i giovanissimi. Dopo i primi accertamenti sul posto da parte degli agenti della squadra volante, il ragazzo era stato condotto nei locali del commissariato per procedere a controlli più approfonditi. All’epoca dei fatti, come detto, il commissariato era guidato dal vice questore aggiunto Antonio Scialdone che, secondo il racconto del ragazzo, avrebbe partecipato in prima persona alle verifiche. Pensando che il giovane potesse nascondere la sostanza stupefacente nel suo corpo, i poliziotti l’avrebbero invitato a spogliarsi fino a rimanere nudo. Quindi gli avrebbero ordinato di piegarsi in avanti, tutto questo alla presenza del fratello maggiore mentre il loro avvocato stava riempiendo questionari in un’altra stanza. Nel corso della perquisizione il fratello del minore si sarebbe opposto ai metodi di perquisizione utilizzati dalla polizia, anche alla luce di alcuni problemi di cui soffrirebbe il minore. La perquisizione diede esito negativo e tornati a casa i due fratelli hanno raccontato tutto alla madre la quale, il giorno dopo si recò al terzo piano del palazzo di giustizia di piazza Capograssi per denunciare il presunto abuso di cui sarebbe stato oggetto il figlio. Una vicenda che provocò tanto rumore gettando un’ombra sul commissariato di Sulmona tanto che l’allora onorevole aquilana Stefania Pezzopane fece un’interrogazione chiedendo di far luce sull’episodio. Ora a quasi due anni dai fatti, e nonostante l’opposizione della famiglia alla richiesta di archiviazione proposta dalla procura, il Gip ha scritto la parola fine al brutto capitolo.

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