A RIGOPIANO NASCOSTI I RITARDI NEI SOCCORSI, ECCO LE RICHIESTE DI CONDANNA

Prosegue il processo per la tragedia di Rigopiano a Farindola, del 18 gennaio 2017, quando una valanga ha travolto il resort e 29 persone sono rimaste uccise. La Procura nell’udienza di oggi ha formulato le richieste di condanna per i 30 imputati. Si tratta di 29 persone fisiche e una società, per reati da disastro colposo, omicidio e lesioni colpose, abuso d’ufficio e falso ideologico. L’accusa, rappresentata dal procuratore capo, Giuseppe Bellelli, e dai sostituti Andrea Papalia e Anna Benigni, al termine della requisitoria ha chiesto la condanna a 12 anni per l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo; a 11 anni e 4 mesi per il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta; a 6 anni per l’ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco. Secondo l’accusa ci sono stati “ritardi della Prefettura di Pescara nel coordinamento dei soccorsi”. Sono state segnalate “discrepanze” tra le comunicazioni che la Prefettura diede al governo e l’effettiva operatività del coordinamento dei soccorsi. I pm citano due note inviate dalla prefettura al governo in seguito dell’allerta meteo: “Veniva rappresentata dalla Prefettura l’avvenuta attivazione, a partire dalla mattina del 16 gennaio, ore 9, della sala operativa provinciale di Protezione Civile e del Centro coordinamento soccorsi. Nella nota del 17 gennaio, a firma del prefetto Provolo, si conferma l’apertura della sala operativa e del centro coordinamento. Le indagini e le risultanze investigative hanno dimostrato chiaramente la falsità  delle circostanze rappresentate in queste note, che erano finalizzate evidentemente ad attribuire alla Prefettura una apparente tempestività e capacità di intervento nell’emergenza”. Il coordinamento sarebbe quindi stato solo sulla carta. Secondo l’accusa questo ha avuto pesanti conseguenze e se i soccorsi fossero stati attivati realmente quando annunciato, allora si sarebbero fatte attività finalizzate a evitare la tragedia.

Ecco le condanne richieste

Per Bruno Di Tommaso, gestore dell’albergo e amministratore e legale responsabile della società “Gran Sasso Resort & Spa” è stata invocata la condanna a 7 anni e 8 mesi (prescrizione per uno dei capo d’accusa). I pm hanno poi chiesto la condanna a 10 anni ciascuno per Paolo D’Incecco, dirigente del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, e Mauro Di Blasio, responsabile dello stesso servizio; a 11 anni e 4 mesi per il tecnico comunale, Enrico Colangeli, e l’assoluzione per il capo 6, e relativamente al capo 7, il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Per i dirigenti regionali, Carlo Giovani, Carlo Visca, Pierluigi Caputi, Emidio Primavera, sono stati invece chiesti 5 anni ciascuno. Per gli ex sindaci di Farindola, Massimiliano Giancaterino, e Antonio De Vico, 6 anni ciascuno; un anno per Giuseppe Gatto, redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell’hotel. Per il dirigente regionale, Antonio Sorgi, è stata chiesta l’assoluzione per due capi di imputazione e il non doversi procedere per intervenuta prescrizione un’altra accusa. Per Sabatino Belmaggio, responsabile del rischio valanghe fino al 2016, la condanna a 5 anni; per Andrea Marrone, consulente incaricato da Di Tommaso per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni, 2 anni e 6 mesi. E ancora: 4 anni per il tecnico geologo, Luciano Sbaraglia, 4 anni per Giulio Honorati, comandante della Polizia Provinciale di Pescara; 3 anni per il tecnico Tino Chiappino. Poi 8 anni per Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della Prefettura di Pescara; 9 anni per la dirigente della Prefettura, Ida De Cesaris, e assoluzione per il reato contestato al capo B. Chiesta invece l’assoluzione per l’imprenditore Paolo Del Rosso, e la prescrizione per il capo 7. Chiesti poi 7 anni per Vincenzo Antenucci, dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013). Sanzione pecuniaria per la società Gran Sasso Resort & Spa srl, imputata per illecito amministrativo; assoluzione per i due vice prefetti Salvatore Angieri, e Sergio Mazzia; 2 anni e 8 mesi ciascuno per gli altri prefettizi, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva.

Duro l’intervento del procuratore capo cui è affidata la chiusura della requisitoria dell’accusa. Al centro del suo intervento le presunte responsabilità della prefettura anche sul depistaggio delle indagini: “Parliamo di depistaggio ma non ci sono grandi misteri oggi da svelare. C’era l’inefficienza grave della Prefettura, non ci sono grandi depistaggi italiani: non c’è un anarchico che cade dal balcone della Questura, non ci sono tracce scomparse dal cielo di Ustica, non c’è una agenda rossa trafugata. Parliamo di un prefetto di provincia che lascia cadere nel vuoto una richiesta di aiuto”. 

Il processo riprenderà domani con una udienza dedicata alle posizioni delle parti civili costituite. Le udienze riprenderanno poi a dicembre, e precisamente il 14, 15 e 16 con la prosecuzione delle parti civili qualora ce ne fosse la necessità, altrimenti si passerà alle arringhe del collegio difensivo. Se le tre date di dicembre non saranno sufficienti, ne verranno individuate altre a gennaio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *