PER APPREZZARE EZIO MATTIOCCO BISOGNA LEGGERLO NON PREMIARLO

di Luigi Liberatore – I premi che ha ricevuto non sono nemmeno tanti. Nel senso che non bastano ancora, e soprattutto è in credito con la letteratura ufficiale. Ma questo aspetto non mi dispiace tanto, perché in testa alle graduatorie nazionali degli scrittori ci stanno tanti di quei mestieranti che occupano abusivamente sia gli scaffali delle sempre più scarne librerie, sia le poltrone dei più idioti talk show italiani. Sotto un certo aspetto ritengo che sia motivo di orgoglio che Ezio Mattiocco sia nostro e rimanga nostro, nel senso della sua appartenenza territoriale, benchè il suo modo di scrivere abbia affascinato chi davvero se ne intende di narratori, non solo delle nostre parti. E siamo contenti che sia amato da chi ama leggere, e che si sia  sottratto ai mercanti delle “copertine” per dedicarsi a noi abruzzesi con l’amore col quale ha curato i suoi pazienti nelle lunghe giornate passate in ospedale. Qualche giorno fa è stato dato alle stampe il suo ultimo libro, “E finalmente piangemmo insieme”, e questo giornale ha riportato la notizia della presentazione che si è tenuta a Castel di Sangro, col riguardo che si doveva all’evento, ma senza esagerare. Mi sono accorto, tuttavia, che abbiamo peccato di superficialità perché presi dalla notizia in sé, come dato di cronaca, e dando poco risalto al libro che veniva presentato, sicchè il giornale mi ha dato l’incarico di rimediare al peccato. Non perché io sia un critico, per carità. Mi porto dietro, come ha ribadito un mio nemico lettore, un pochino di quelle nozioni scolastiche, arricchite però negli anni, ma che in nessuna maniera voglio contrabbandare per alta cultura. Bene, torniamo al libro di Ezio Mattiocco: “E finalmente piangemmo insieme”; è un libro che davvero dovrebbe far parte del corredo di ogni studente, perché in quelle pagine della cruda storia dell’ultima guerra si fa strada la poesia. Io ho riletto più volte il primo capitolo: quell’incedere elegante mi ha richiamato alla memoria l’incipit del Gattopardo. Sono rimasto uno studente? Forse sì, e non mi metto paura a dire che Ezio Mattiocco sta nella sfera di Tomasi di Lampedusa. Non premiatelo più Ezio Mattiocco: leggetelo. 

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