RAID AL CENTRO DI ACCOGLIENZA DI SULMONA, ARRIVA LA CONDANNA 5 ANNI E DUE MESI PER SERAFINO DI LORENZO

Cinque anni e due mesi di reclusione e il pagamento e una provvisionale di 10 mila euro nei confronti della parte civile oltre al pagamento delle spese di processo: è la condanna che il tribunale di Sulmona riunito in seduta collegiale, ha inflitto nei confronti di Serafino Di Lorenzo 42 anni di Sulmona. L’uomo era finito sotto processo per tentato omicidio in concorso, per aver aver partecipato insieme ad un’altra persona Nicola Spagnoletti 49enne di Arezzo, ad un raid  un centro di accoglienza di Sulmona, in quell’occasione rimase ferito con un coltello un ospite della struttura. I fatti risalgono al 12 giugno del 2018 quando Serafino Di Lorenzo e Nicola Spagnoletti salirono al secondo piano dell’ex centro di accoglienza di corso Ovidio, dove erano ospitati 27 richiedenti asilo, minacciando gli stessi con una pistola scacciacani e due coltelli di piccole dimensioni. Gli ospiti della struttura reagirono e un ventitreenne proveniente dal Gambia fu ferito al fianco sinistro da Spagnoletti, poi condannato a sei anni di reclusione. L’incursione, almeno in parte,  fu immortalata dagli stessi richiedenti asilo che ripresero la lite. Il sulmonese fu arrestato dalla Squadra Anticrimine del Commissariato di Sulmona, all’epoca dei fatti diretta dal Sostituto Commissario Daniele L’Erario che condusse le indagini, poi ristretto agli arresti domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. Mentre Di Lorenzo scelse di definire la vicenda giudiziaria con il rito ordinario, Spagnoletti il 25 luglio del 2019 decide per il rito abbreviato. Per lui arrivò la condanna a sei anni di reclusione l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e il risarcimento nei confronti della parte civile, da calcolarsi in separata sede. Nel corso della discussione, il difensore di Di Lorenzo, l’avvocato Alberto Paolini, ha  cercato di smontare il castello accusatorio nei confronti del suo assistito, il quale nel corso dell’incursione avrebbe impugnato una scacciacani ma non avrebbe ferito nessuno. Una tesi che non è bastata per evitare la pesante condanna anche se il pubblico ministero  aveva chiesto una pena leggermente più alta: cinque anni e sette mesi. I giudici hanno quindi riconosciuto il concorso anomalo del giovane, in riferimento al reato di omicidio colposo,  “Una sentenza che riteniamo ingiusta. Per questo dico che dopo aver letto le motivazioni faremo appello.