METANODOTTO: TRA ILLUSIONI, INGANNI E BRUTTE FIGURE…

di Luigi Liberatore – E’ stata poco più di una esibizione folcloristica l’ultima uscita degli ambientalisti e comitati “Nogas” della Valle peligna, all’indomani del via libera al gasdotto dato dal governo. Sia nella forma che nella sostanza. La sostanza se n’era andata da tempo, benchè quei poveri illusi volessero restarci attaccati. La forma ha subito la soccombenza della sostanza, dal momento che era meno di uno sfilacciato drappello quello che ha manifestato ieri, numericamente ridotto dagli insuccessi e reso semmai più triste da una cartellonistica sgualcita. “Non è finita” gridavano, pur sapendo in cuor loro che il gasdotto Foligno-Sulmona si farà e che nessuno più darà loro attenzione.  Nemmeno quelli che li hanno finora ingannati. La verità sta qui. Ambientalisti e comitati hanno vissuto per troppo tempo da “gran signori” su questa vicenda, muovendosi al chiaro di luna, fuori dalla realtà e tenuti ipocritamente in vita da chi si è servito di loro: i politici. E con l’inganno, sapendo che quell’opera si sarebbe alla fine realizzata, ma alimentando negli ambientalisti e nei comitati, sorti come cespugli, forme abusive di ragioni contrarie all’insediamento. In tanti si sono serviti di quel vociante e colorito movimento; chi per la solita manciata di voti, chi per eccesso di tolleranza, chi per quieto vivere. Doveva arrivare, infine, Marco Marsilio, il migliore tra i peggiori, per dire già qualche tempo fa che il passaggio del gasdotto con la centrale di compressione avevano funzioni strategiche, per cui la competenza era sottratta sia alla Regione che ai Comuni. Tutti gli amministratori sapevano che sarebbe finita in questa maniera, ma hanno mentito con l’atteggiamento del medico pietoso. Sono morte le illusioni; è stata svelata l’ipocrisia e la malafede dei politici nostrani, con una appendice, almeno per chi scrive, di estrema mediocrità. Adesso, coloro che non hanno avuto il coraggio di dire apertamente e pubblicamente che quell’opera si sarebbe fatta, quasi a tacitare le loro coscienze, dicono che chiederanno al governo una forma di risarcimento per le zone attraversate dalle opere. Siamo giunti, insomma, al baratto, calpestando la dignità e il valore della politica.

7 commenti riguardo “METANODOTTO: TRA ILLUSIONI, INGANNI E BRUTTE FIGURE…

  • 8 Ottobre 2022 in 20:45
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    Dico a quel giornalista, che andasse a leggere il documento del ministero, dove viene accettata l’opera ma con quale motivazione, riqualificazione energetica….. E poi, chi e’ asservito ai politici, sono i giornalisti, per cui mi incazzo quando penso al finanziammento dello stato ai giornali, se li vendete e guadagnate, rimanete a galla, altrimenti chiudi come una azienda….

  • 8 Ottobre 2022 in 05:55
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    Trovo molto aggressivo ed ingiusto il giudizio contro gli ambientalisti che, quantomeno, hanno dimostrato coerenza e costanza in questa battaglia. Gli interessi delle grandi multinazionali sono difficili da scardinare e sui politici locali non c’è nulla da aggiungere se non il fatto che siano patetici burattini asserviti al voto. Non hanno mai portato benessere in questa città, ma si continua a votare chi ti promette qualcosa in cambio !

  • 7 Ottobre 2022 in 10:45
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    Quest’opera andrà in funzione,SE TUTTO VA BENE (ndr), nel 2027. Nel frattempo stiamo esportando gas.
    Qualcosa mi sfugge…. c’è qualcuno in grado di spiegarmi il nesso?

  • 7 Ottobre 2022 in 07:10
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    Chissà se quei politici non toneranno più in Valle Peligna o meglio a Sulmona, me lo auguro vivamente, perchè se nel 2022 li giustifihiamo ancora, allora non si è capito quale sarà il danno, non del metanodotto ma della centrale di spinta che certamente non serve agli utenti Italiani. Chissà se rientra tutto in un pacchetto dove in sostituzione delle istutuzioni malamente portate via ci portano ambiente malsano e “la munezz” di altri luoghi, che a quanto pare non fanno la differenziata e quindi c’e’ bisogno di altro spazio e quindi di altro inquinamento, senza pensare alle fande acquifere sottorranee alla base del monte Morrone, e noi seguiteremo a pagare un caro prezzo anche per loro, chissà se ci sarà anche a Sulmona un giornalismo investigativo che sappia smascherare e anticipare gli ulteriori soprusi. I sulmontin (dal dialetto) si sentono ambientalisti, gli altri non lo so.

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