DIMESSA DALL’OSPEDALE LA FAMIGLIA INTOSSICATA DAI FUNGHI, LA ASL APRE INDAGINE EPIDEMIOLOGICA

Sono tornati a casa i tre componenti, padre, madre e figlia, tutti di Sulmona, rimasti intossicati e finiti in ospedale dopo aver mangiato funghi raccolti in montagna. Dopo il primo giorno in cui hanno avvertito conati di vomito e forti scariche di diarrea, le loro condizioni sono andate via via migliorando tanto che i medici hanno deciso di dimetterli. “Raccolgo funghi da 30 anni e conosco tutte le specie, o almeno quelle commestibili. Non so spiegarmi cosa sia successo visto che i funghi che abbiamo mangiato erano gli stessi che avevo raccolto decine di volte”, ha detto il capofamiglia rimasto intossicato insieme a moglie e figlia. I residui di funghi consumati sono stati inviati dal Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione della Asl 1 al Centro Micologico Regionale dell’Arta Abruzzo che ha sede presso il Distretto Provinciale di L’Aquila, che si occupa delle intossicazioni fungine. Dagli esami che saranno eseguiti si potrà conoscere la tipologia dei funghi ingerita.

Funghi Nebbiolo

Un episodio analogo si verificò nel 2016 quando, anche in quel caso, una famiglia di tre persone rimase intossicata dopo aver mangiato funghi che avevano ricevuto in regalo. Dagli esami svolti anche in quella circostanza, emerse che si trattava di una specie conosciuta in diverse zone dell’Abruzzo come ‘Orcella’ e in altre parti d’Italia come ‘Nebbione’. Si tratta di un fungo che non rientra nell’elenco delle specie ammesse al consumo da parte del Ministero della Salute, ma che viene consumato tranquillamente perché solo in rare circostanze provoca reazioni o intossicazioni alimentari. E, secondo gli addetti ai lavori, è molto probabile che, anche nell’ultimo caso, potrebbe trattarsi della stessa specie. Lo si saprà con certezza all’esito delle analisi i cui risultati saranno noti nei prossimi giorni.