BOTTE ALLA RIVALE PER UN COMMENTO SU FACEBOOK, DUE DONNE DI SULMONA FINISCONO SOTTO PROCESSO

Un commento letto su Facebook avrebbe fatto scattare la spedizione punitiva, con due donne di Sulmona che dopo aver raggiunto la “colpevole” della frase incriminata, l’avrebbero riempita di botte utilizzando anche una stampella.  Ieri, T.L.G. e E.S. Sono comparse davanti al giudice monocratico per la prima udienza del processo che le vede sotto accusa per lesioni personali aggravate e minacce. Tutto sarebbe accaduto il 14 luglio 2019, quando su Fb comparse un commento scritto da una donna di Sulmona, parte civile nel processo. Commento postato sulla pagina social di un uomo che suscitò il risentimento di due sulmonesi, tra cui l’ex fidanzata dell’uomo. Ieri, nel corso della sua deposizione, la vittima  non ha ricordato la frase scritta nella  sua esatta composizione, ricordando e raccontando però, tutti i momenti dell’aggressione subita. Quel giorno si stava recando in una tabaccheria di viale Mazzini  quando le due imputate l’avrebbero raggiunta a bordo di un’auto per poi scendere dall’abitacolo e dopo averla offesa l’avrebbero colpita ripetutamente con calci e pugni minacciandola una stampella per poi darsi alla fuga. Piena di ecchimosi e ferite, la donna ha raggiunto il vicino ospedale dove le hanno riscontrato un trauma cranio-cervicale, contusione del braccio e avambraccio destro, con una prognosi di quindici giorni. Dimessa dal pronto soccorso la donna che ha 49 anni, ha raggiunto il commissariato di polizia e ha denunciato le due che l’avevano aggredita. Racconto che è stato avvalorato dalle immagini riprese da una telecamera che avrebbero fornito alla polizia i riscontri che cercavano. Tanto che l’inchiesta si è conclusa con il rinvio a giudizio delle due donne protagoniste dell’aggressione. Ieri la prima udienza che dopo la testimonianza della vittima e di altri testimoni è stata rinviata al prossimo 16 marzo quando, con molta probabilità, il giudice pronuncerà la sentenza. Le due imputate sono difese nel procedimento giudiziario dagli avvocati Alessandro Scelli e Silvia Iafolla