IL FIUME GIARDINO DI POPOLI NON È IL RIO DELLE AMAZZONI

di Luigi Liberatore – Abbiamo assistito alla polemica sulla ripulitura del tratto interno all’abitato di Popoli del fiume Giardino, fatta eseguire dall’amministrazione comunale.Polemica sollevata dalla opposizione, sulla scia di quella alzata dalle associazioni ambientaliste ad inizio estate per l’intervento di bonifica all’interno delle sorgenti del Pescara. Il sindaco di Popoli, che non ha bisogno certamente del nostro supporto, ha risposto, oggi alla minoranza consiliare, come in giugno rispose alle associazioni ambientaliste, con dati alla mano e con ineccepibili motivazioni che sviliscono il duplice tentativo di attaccare il suo operato. Già in passato avevamo espresso il nostro punto di vista  sulla esilarante polemica delle associazioni ambientaliste per i lavori eseguiti nella Riserva, terminata, come al solito,con un esposto alla magistratura. Siamo sempre convinti che bisogna diffidare di comitati e associazioni in genere, in qualunque campo, soprattutto perché, in tema di ambiente poi, si sentono legittimati a delegittimare il mondo intero. Per noi l’ultima vera e significativa associazione è stata quella dei reduci e combattenti. Per venire all’attacco sferrato al sindaco da parte della minoranza in Consiglio comunale, dobbiamo soffermarci su un punto in particolare: gli esponenti della opposizione sostengono che il sindaco abbia ordinato e consentito la ripulitura del fiume Giardino, nel tratto che attraversa Popoli, facendo estirpare l’esuberante vegetazione, quando invece avrebbe dovuto lasciare che fosse la corrente del fiume a trascinarla a valle. Tale affermazione ci ha lasciato perplessi: il fiume Giardino non è il Rio delle Amazzoni; adesso soprattutto, con la conclamata siccità, è ridotto a poco più di un torrentello, sicchè la pretesa ci sembra davvero comica. Non mi soffermo sugli ambientalisti: prima o poi finiranno a discutere nelle osterie. Con la minoranza va fatta un poco di chiarezza: si sta in opposizione ma non con l’intento di criminalizzare, in maniera acritica, ogni atto del sindaco o degli assessori. Anche perché ci sembra che qualcuno di loro abbia rivestito in passato cariche esecutive. Ma è un vezzo duro a morire il comportamento delle minoranze, soprattutto nelle amministrazioni locali, cioè quello di dover sempre biasimare in pubblico l’operato del sindaco, per apprezzarlo semmai in privato. Ci torna, per questo, alla memoria l’allocuzione attribuita a Marco Tullio Cicerone: Senatores boni viri, senatus  autem mala bestia. Chi ci legge, quei pochi, sopportano pure le citazioni in latino

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