AFFIDAMENTO IN PROVA PER IL CUOCO CHE INVESTI’ ED UCCISE ANZINI, LA FIGLIA: LEGGI DA CAMBIARE

Potrebbe godere dell’affidamento in prova ai servizi sociali Matteo Colombi Manzi, il cuoco che in stato di ebbrezza alla guida investì ed uccise ad un posto di blocco, l’appuntato dei carabinieri Emanuele Anzini, sulmonese. La tragedia avvenne nella notte del 17 giugno 2019. Il cuoco venne condannato a nove anni in primo grado. Sentenza riformata con pena ridotta a sei anni, due mesi e venti giorni patteggiati. Siccome la pena da scontare è al di sotto dei sei anni la legge consente l’affidamento in prova ai servizi sociali. Ma la figlia, Sara, afferma che tutto questo significherebbe far morire il papà una seconda volta. “Ci sono dolori che non hanno tempo, immobili, enormi, mille volte più forti della nostra capacità di soffrire, mille volte più forti della nostra capacità di sopportarli. Dolori che restano lì, inesorabili come pugnali nel cuore, dolori che non danno tregua – scrive Sara – Non avrei mai pensato che a 18 anni il mio giovane papi di soli 42 anni se ne sarebbe andato via per sempre da me. Per colpa di chi non ha avuto rispetto di sé stesso, per colpa di quel piede troppo premuto sull’acceleratore, per colpa di quel troppo alcool nel sangue, per colpa del suo «Non mi sono accorto di niente», la mia vita da quel giorno è diventata niente. Continuo ad immaginare i due fari della macchina che gli vanno incontro e i suoi bellissimi occhi che guardano per l’ultimo istante questa vita, che in una frazione di secondo si è trasformata in morte”. “Lui era lì a fare il suo lavoro, il suo dovere, per proteggere noi da tutto questo. Ma quella maledetta sera non è riuscito a proteggere sé stesso e la sua esperienza non è servita a salvarlo contro chi, mettendosi al volante ubriaco fradicio, se n’è fregato che poteva uccidere, distruggere, cancellare per sempre la vita di tanti. Quelle maledette 2:53 di una calda nottata di giugno hanno strappato via un pezzo della mia vita che purtroppo per colpa di questa persona non potrò più avere” continua la giovane figlia dell’appuntato dei carabinieri. “So che parlo con il cuore e non con le leggi ma forse è ora che queste leggi incomincino a fare paura, che queste persone prima di bere e mettersi al volante sappiano che non saranno graziati. C’è bisogno di leggi che diano giustizia a chi ha perso tanto, tutto e non leggi per favorire chi non le rispetta. Mio padre è morto una seconda volta e sapere che chi ha distrutto la mia vita non sarà punito non andrà in carcere e sarà libero per sempre è uno schifo e io invece privata per sempre dell’amore di mio padre. Confido nella giustizia divina. Grazie Italia. Grazie giustizia italiana” conclude Sara Anzini.