VESCOVI ITALIANI: LE AREE INTERNE NON DEVONO MORIRE

“Non ci rassegniamo a veder morire lentamente le nostre aree interne, in una sorta di accanimento terapeutico, ma vogliamo costituirci baluardo, forza per difenderle, dando vita a reti solidali capaci di attivare sinergie”.Lo affermano i vescovi italiani nel documento finale stilato a Benevento al termine dell’incontro sulle aree interne al quale hanno partecipato oltre 30 vescovi dalle diocesi di Molise, Piemonte, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.  Tra loro anche il vescovo di Sulmona-Valva, Michele Fusco. “Chiediamo alla politica interventi seri, concreti, intelligenti – prosegue il documento diffuso dall’arcivescovo di Campobasso, monsignor Giancarlo Bregantini – ispirati da una progettualità prospettica, non viziata da angusti interessi o tornaconti elettorali: in tal senso, qualora entrasse in vigore l’autonomia differenziata, ciò non farebbe altro che accrescere le diseguaglianze nel Paese; come comunità cristiana vogliamo crescere nella consapevolezza e nella partecipazione”.”Dobbiamo ripensare l’esercizio del ministero presbiterale e promuovere con decisione il sacerdozio di tutti i battezzati, una ministerialità diversificata e responsabile, la valorizzazione del diaconato permanente, le forze del laicato, quello femminile in particolare, che costituisce una parte consistente del tessuto delle nostre comunità”. Passaggi del documento vengono poi dedicati agli anziani (“La loro presenza numerosa costituisce, in queste nostre realtà, un patrimonio di umanità e di esperienze di vita che va assolutamente valorizzato”) e ai migranti: “Loro possono costituire un’opportunità per ravvivare molte realtà soggette a un decremento progressivo della popolazione, ma è necessario affinare la disponibilità all’ascolto, ad assumere, nel rispetto della legge, logiche inclusive, non di esclusione”.”La Chiesa non vuole abbandonare questi territori, senza per questo irrigidirsi in forme, stili e abitudini che finirebbero per sclerotizzarla. In tal senso c’impegniamo ad aiutare i giovani che vogliono restare, cercando di offrire loro solidarietà concreta, e ad accompagnare quelli che vogliono andare, con la speranza di vederli tornare arricchiti di competenze ed esperienze nuove”