DE NINO MORANDI: CHI PARLA TROPPO E CHI PARLA POCO

di Luigi Liberatore – Si racconta che Pellegrino Rossi, potente ministro degli Affari Interni ai tempi di Pio IX, avesse una squisita proprietà di linguaggio che utilizzava soprattutto nelle relazioni con gli Stati esteri. Ma era tale la sua eleganza nell’affrontare i problemi, che un giorno ebbe come risposta a una sua lettera: “Si faccia capire meglio”. Ho pensato all’aneddoto su Pellegrino Rossi, leggendo la lettera inviata dal sindaco di Sulmona al presidente della Provincia dell’Aquila sulla questione della scuola De Nino-Morandi. Gianfranco Di Piero, al quale io prima di tutti porto rispetto per la carica, è stato di una tenerezza disarmante nell’invitare il  presidente della provincia a riportare la scuola nella sua sede storica di Sulmona, con un lettera tanto elegante nella sua stesura quanto incomprensibile nella sostanza. Sappiamo che da dieci anni il De Nino è “confinato” a Pratola Peligna e che ci sono ora ragioni perché torni a Sulmona perché l’edificio di PRATOLA da sondaggi eseguiti di recente, sembrerebbe poco sicuro qualora dovesse affrontare scosse telluriche. Il sindaco ha usato arabeschi lessicali per dire al presidente della Provincia tutto ciò, ma ha dimenticato di rappresentare a tutti che il plesso scolastico originario non è pronto e che ci vorranno almeno altri due anni per renderlo agibile. Questo ce lo ha detto, invece, il presidente della Provincia. Tuttavia il De Nino-Morandi deve sloggiare da Pratola e rientrare a Sulmona giacché ci sono immobili (dalla provincia individuati) pronti ad ospitare aule per studenti, docenti e personale amministrativo. Il sindaco di Sulmona ha detto tanto con la sua lettera indirizzata al Presidente della Provincia, ma tanto davvero da non aver ancora avuto risposta da Angelo Caruso. Con lui non bisogna andare col fioretto, ma giocare di sciabola. Il potere si esercita andando oltre l’esercizio elegante nei rapporti, magari usando pure la clava per vedere risolto un problema. Il “De Nino-Morandi ” , per noi, lo esige. Perché siamo andati a scomodare Pellegrino Rossi?