IN ABRUZZO DUE COMUNI SU TRE SONO NELLE AREE INTERNE E 460MILA SONO I RESIDENTI

Due terzi dei comuni abruzzesi, cioè 202 su 305, sono collocati in aree interne, dove però vive solo un terzo della popolazione complessiva, cioè 460.328 persone, rispetto ad un totale di 1.281.012 residenti. E’ quanto attestano i dati contenuti nel report “La geografia delle aree interne nel 2020 – Vasti territori tra potenzialità e debolezze” curato dall’Istat. Lo studio identifica i comuni con un’offerta congiunta di tre tipologie di servizio – salute, istruzione e mobilità – denominati Poli e Poli intercomunali e classifica gli altri comuni, in base alla lontananza dai poli, in quattro fasce a crescente distanza relativa: Cintura, Intermedi, Periferici, Ultraperiferici. I comuni classificati come Intermedi, Periferici e Ultraperiferici rappresentano l’insieme delle aree interne. In Abruzzo cinque comuni sono classificati come Poli, 98 come Cintura, 89 come Intermedio, 80 come Periferico e 33 come Ultraperiferico. Del totale di 10.831 chilometri quadrati del territorio abruzzese, ben 6.836 riguardano le aree interne. Oltre 2.400 i chilometri quadrati ricadenti in aree interne classificati come aree protette (su un totale regionale di aree protette pari a 3.052 km) e 2.924 i chilometri di aree interne che rientrano in Rete Natura 2000. Se in Abruzzo vi sono 140 biblioteche, 76 sono nelle aree interne. Così come su un totale di 110 musei, ben 66, cioè più della metà, sono nelle stesse aree. Nelle aree interne vi sono poi 1.744 delle 3.271 strutture ricettive alberghiere ed extra alberghiere presenti in Abruzzo: in tal senso i posti letto disponibili sono 58.658 rispetto ad un totale regionale di 115.320. Gli arrivi nelle aree interne, nel 2020, sono stati 472.532, contro i 597.335 dei restanti comuni, mentre le presenze sono state 1.659.223 (2.353.569 negli altri centri).

Un pensiero su “IN ABRUZZO DUE COMUNI SU TRE SONO NELLE AREE INTERNE E 460MILA SONO I RESIDENTI

  • 23 Luglio 2022 in 13:47
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    E dopo questa sequela di numeri e di classifiche, perché l’ISTAT non nota una diseguaglianza di servizi fra costa e entroterra e no da indicazioni per rimediare agli errori del passato riclassificando i POLI? O per loro va tutto bene con la fredda analisi dei numeri?

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