REVOCA CONCESSIONE A24 A25, TAR LAZIO ACCOGLIE RICHIESTA SOSPENSIVA DI STRADA DEI PARCHI

Il Tar Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva della revoca della concessione sulle autostrade A24 A25 per la società Strada dei Parchi. La società ha presentato ricorso, ieri sera, per via telematica, sottolineando come la revoca decisa dal governo“potrebbe mettere a rischio l’8% del prodotto interno lordo della regione, con centinaia di licenziamenti”, provocando, senza più incasso dei pedaggi, danni irrimediabili ala società ex concessionaria e con gravi ripercussioni sull’intera holding di Carlo Toto, che dà lavoro a 1700 persone. Come pure vi sarebbe il rischio di danno erariale di “ingenti proporzioni”, a carico dello Stato se il ricorso di Strada dei Parchi fosse accolto, per la somma richiesta di 2,5 miliardi euro. Questa è la sostanza del ricorso presentato dalla società Strada dei Parchi al Tar Lazio contro la revoca in danno, cioè per inadempienze contrattuali, della concessione decisa dal Consiglio dei ministri giovedì scorso. Ad essere impugnato il decreto legge, il cui iter di conversione in legge inizierà la prossima settimana al Senato, con cui si è stabilita la fine anticipata della concessione, in scadenza nel 2030, affidata nel 2000 dopo che il Gruppo privato aveva vinto una gara europea. Ai giudici amministrativi, l’ex concessionaria chiede di sospendere immediatamente l’efficacia della decisione, firmata dai ministri Enrico Giovannini (Infrastrutture) e Daniele Franco (Economia) e dal premier Mario Draghi, e di inviare le carte alla Corte Costituzionale, unica alta istituzione che può dichiarare illegittimo il decreto legge. Ad assistere Strada dei Parchi un pool di avvocati di altissimo livello, come scrive il quotidiano Il Centro,  come Romano Vaccarella, ex giudice della Corte Costituzionale; Vincenzo Fortunato, ex capo di gabinetto del ministero dell’Economia, Arturo Cancrini, consulente e difensore di grandi società italiane, Massimo Luciani, che ha lavorato alla riforma del Consiglio superiore della magistratura e Fabrizio Criscuolo, insigne giurista.Nel ricorso al Tar  i legali di Sdp eccepiscono diversi profili di incostituzionalità, tra cui il fatto che non si può annullare un contratto con un decreto legge che modifica le norme in materia esistenti al momento della gara e poi per il fatto che si tratta di una norma “provvedimento” cioè scritta “ad azienda”, violando il principio di generalità che una Legge deve avere. Nei prossimi giorni, Sdp impugnerà il decreto legge anche in sede comunitaria con un ricorso alla Corte europea di Strasburgo.