RITORNO ALLA LEZIONE DI CAPOGRASSI RICORDANDO EMILIANO SPLENDORE

Un ritorno ad una riflessione sul pensiero del filosofo e giurista sulmonese Giuseppe Capograssi. A propiziarlo è stato oggi pomeriggio l’incontro, nell’auditorium del Centro pastorale diocesano, dedicato al ricordo del professore Emiliano Splendore, scomparso tre anni fa, per presenrtare il suo volume postumo “Giuseppe Capograssi. La vita, l’etica, la preghiera”. L’incontro è stato coordinato dal giornalista Giovanni Ruscitti. La moglie del professore scomparso, Franca Di Braccio, Alessandro Bencivenga e Stefano Mari, hanno riordinato le carte e gli appunti a cui lavorava Splendore, preparando quella che sarebbe stata la sua ultima pubblicazione. Ad introdurre la conferenza il sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero, il presidente della sezione abruzzese della Fondazione Capograssi, Lando Sciuba e il presidente del Gruppo Archeologico Superequano, Gianfranco Calcagni, erede dello stesso Splendore. Sono stati loro a tratteggiare la figura del professore scomparso, un animatore culturale, un indiscusso protagonista della cultura nel Centro Abruzzo, uno studioso appassionato e generoso. I tre profili del Capograssi, così come delineati da Splendore, sono stati illustrati dal docente universitario Fabrizio Politi. La vita di Capograssi si delinea anche e soprattutto attraverso “Pensieri a Giulia”, uno scrigno di preziosi “foglietti” inviati dal giovane giusrista alla fidanzata Giulia Ravaglia. Da quei pensieri emergono i tormenti, i sogni, i desideri, le riflessioni del giurista. Uno studioso che esce dagli schemi del suo tempo, tanto da attirargli l’ostracismo del pensiero di quel tempo, dominato dalla filosofia gentiliana e crociana. Ma ecco che proprio da questo tempo emerge l’etica capograssiana che si fonda sui principi di eguaglianza, speranza, amicizia, che poi diverranno le fondamenta della sua filosofia mirata all’individuo e ai suoi bisogni primari. Infine Splendore, attraverso una paziente e minuziosa ricerca sulle opere del giurista, pone in risalto la sua fede cristiana, conquistata gradualmente e vissuta nel rapporto intimo con Dio, che si nutre della preghiera, alimento indispensabile di tale relazione e che dà forza e sostegno alla testimonianza cristiana nella vita quotidiana. L’altro docente universitario, amico personale di Splendore, il professore Eugenio Sodo, ha ricordato il valore e la profondità dell’impegno culturale dello scomparso, un calabrese trapiantato tra Valle Peligna e Valle Subequana, che con la sua opera e la sua dedizione appassionata ha saputo fondere le sue preziose origini con la bellezza e ricchezza dell’Abruzzo. Infine don Eulo Tarullo, sacerdote ed estimatore del professore Splendore, ha ricordato tutta l’importanza dell’insegnamento di Capograssi, un cristiano di cui soprattutto oggi si avrebbe bisogno, per sostenere quei principi e valori propriamente cristiani che si vanno perdendo. Lo stesso Capograssi, in alcuni brani dei Pensieri a Giulia, aveva quasi pronosticato l’avvento di una società che quei valori avrebbe pian piano dissipato. Don Tarullo per questo ha anche ricordato che Paolo VI parlò perfino di beatificazione di Capograssi, come modello di vita cristiana. Franca Di Braccio, concludendo il convegno, ha ringraziato tutti coloro che hanno dato un contributo alla sua realizzazione, per una degna commemorazione di una indimenticabile figura della vita culturale del nostro territorio e dell’Abruzzo, come Emiliano Splendore.