LA DI NINO COME QUEI GENERALI CHE PIACEVANO TANTO A NAPOLEONE

di Luigi Liberatore – Vincente. Pure fortunata. E poi anche brava. Come quei generali che piacevano tanto a Napoleone Bonaparte che li sceglieva mica in base all’età o per carriera, seguendo invece la scaletta che abbiamo innanzi indicato. Cominciamo dal prologo recente della vicenda che ha portato Antonella Di Nino a vincere per la seconda volta le elezioni amministrative nel Comune di Pratola Peligna e che quindi sarà sindaco per cinque anni ancora. Il prologo per noi è l’orario del comizio finale che entrambi i candidati (sulla terza lista va steso un velo di riflessione) avrebbero voluto tenere alle 23 di venerdì scorso, prima del silenzio elettorale. La legge prevede che in quel caso si va a sorteggio. Così è stato. La sorte ha voluto che fosse proprio il sindaco uscente a prendere per ultimo la parola: il segno della fortuna. Un dettaglio, tuttavia, rispetto a quella somma di fatti, e non circostanze, per cui gli elettori di Pratola Peligna hanno scelto per loro “capo” di nuovo Antonella Di Nino, esponente di una destra (che a noi non piace) ma che comunque attrae i cittadini pratolani, soprattutto quelli che di destra non sono. Fatti del quinquennio precedente, dicevo, e che non sto qui a ricordare, che la compagine guidata dalla Di Nino ha illustrato in una campagna elettorale che di politico ha detto davvero poco. E da quello che ci è sembrato non per colpa sua. Alfonso Fabrizi ha avuto il coraggio di affrontare una partita il cui destino appariva segnato, ma non ha dimostrato grande acume nel dialogo con l’elettorato, lasciando che la campagna elettorale venisse personalizzata e condotta da altri. Malamente. Antonella Di Nino despota? Sarà pure, ma il segretario del circolo PD, Mattia Tedeschi, secondo noi ha davvero sortito l’effetto contrario quando ha pubblicamente affermato: “Antonella Di Nino deve ricordare che il Comune non è un’azienda come quella di famiglia”. Una Caporetto. Magari tutti i comuni d’Italia rispondessero a una logica aziendale come quello di Pratola Peligna. Il che vuol dire: magari ci fossero tante Di Nino al governo dei Comuni! Guardate, il risultato fa poi giustizia di ogni discorso, e i termini numerici poco importano e poco importano, in questo caso, le opinioni come le nostre, che nulla aggiungono o tolgono a questa rielezione schiacciante per consensi. Antonella Di Nino è stata rivoltata come un calzino in questa campagna elettorale, ma ha vinto. Hanno frugato dappertutto. Sapete alla fine cosa si è scoperto? Che è fatta come quelle stoffe pregiate inglesi dove il rovescio è migliore del dritto.

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