CENTRALE SNAM, TAR LAZIO RINVIA UDIENZA A GENNAIO 2023

Il  Tar del Lazio ha rinviato l’udienza relativa alla centrale Snam di Sulmona al 25 gennaio 2023. Inizialmente era stata fissata la data del 18 maggio, ma l’Avvocatura dello Stato ne aveva chiesto il rinvio perché, a causa di un attacco informatico che si protraeva dai primi di aprile, il Ministero della Transizione  Ecologica non era in grado di fornire la necessaria documentazione al riguardo. Il TAR aveva allora spostato l’udienza al 1° giugno, ma l’Avvocatura dello Stato ha chiesto un nuovo rinvio perché mancavano i termini a difesa. A questo punto il TAR ha disposto il rinvio al 25 gennaio del prossimo anno.  La vertenza riguarda la concessione dell’AIA, autorizzazione integrale ambientale, (in sostanza l’autorizzazione ad inquinare) per la centrale di compressione che la Snam intende costruire a Case Pente. Dopo che l’allora sindaca di Sulmona, Annamaria Casini, si era rifiutata di fare ricorso al Tar,  perché, a suo dire, sarebbe stato “inutile” e “dispendioso”, il ricorso è stato presentato dall’associazione Forum Ambientalista su mandato dei Comitati cittadini per l’ambiente e del Coordinamento no hub  del gas. L’avvocato difensore scelto dagli ambientalisti è Herbert Simone del Foro di Avezzano. “Considerato che la vertenza sull’AIA non si risolverà che tra sette mesi, salvo ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, e che l’entrata in funzione del metanodotto Linea Adriatica è prevista dalla Snam addirittura nel 2034, è più che lecito domandarsi che senso ha continuare a considerare “strategica” un’opera della quale il nostro Paese non ha alcuna necessità e che risulta inclusa tra le infrastrutture comunitarie solo per poter usufruire dei finanziamenti dell’Europa – ricordano i comitati cittadini per l’Ambiente – Abbiamo  più volte affermato, senza ricevere nessuna smentita, che l’Italia ha una rete metanifera interna sovradimensionata, in grado di erogare fino a 115 miliardi di metri cubi di gas ogni anno mentre i consumi sono stati mediamente, negli ultimi dieci anni, di circa 71 miliardi e 500 milioni di mc. : le infrastrutture esistenti non vengono utilizzate a pieno. La situazione non cambia anche se, in seguito alla guerra in Ucraina, l’Italia dovesse sostituire totalmente con altre fonti di approvvigionamento il gas importato dalla Russia (29 miliardi di mc pari al 40% del totale delle importazioni). Infatti sono già stati conclusi accordi con vari Paesi ( Algeria, Azerbaigian, Qatar, Congo, Angola e Mozambico) per forniture aggiuntive sia via tubo che tramite GNL ( Gas Naturale Liquefatto). In più la Snam ha avuto incarico dal ministro Cingolani di acquistare  un rigassificatore galleggiante con una capacità i 5 miliardi di metri cubi l’anno, ed ha in corso l’acquisto di una seconda nave rigassificatrice della stessa capacità”. “Ma il problema della crisi energetica per il conflitto in Ucraina va affrontato senza rimanere nel perimetro delle fonti fossili: il grosso delle importazioni nazionali di gas russo può essere tagliato con le rinnovabili e con misure di efficienza energetica (nei prossimi anni è previsto un forte incremento delle fonti energetiche rinnovabili soprattutto solare ed eolico).  Il ministro Cingolani ha affermato che nei primi cinque mesi del 2022 ci sono state richieste di allacciamento alla rete Terna per 5,1 gigawatt di energia rinnovabile. E’ realistico ritenere che l’apporto delle rinnovabili possa essere, da qui al 2030, di 10 gigawatt  l’anno. Poiché ogni 10 GW comporta un risparmio di 2,5 miliardi di metri cubi di metano, ciò significa che il consumo di gas dell’Italia , al 2030, scenderà di almeno 20 miliardi di mc.E’ pertanto irrazionale, e palesemente antieconomico, insistere nella realizzazione di  opere del tutto  inutili quali la centrale e il metanodotto Linea Adriatica della Snam, i cui costi graverebbero per i prossimi 40/50 anni sui consumatori italiani contribuendo ad appesantire ulteriormente le già esosissime bollette di gas e luce” concludono gli ambientalisti.

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