O IN COMUNE SI PARLA DI POLITICA O È MEGLIO TORNARSENE A CASA

di Luigi Liberatore – oNessuno si preoccupa della convalescenza del sindaco di Sulmona. Forse pure lui si augura di uscirne il più tardi possibile. Da buon democristiano aspetta che la tempesta passi e, come il giunco piegato, torni a rialzare la cima. Meglio, la testa. Cosa si sia scatenato dopo la presa di posizione del circolo del Pd in merito alla nomina di un direttore generale al Cogesa, lo sappiamo. Conosciamo adesso e in maniera chiara come la pensi il vice sindaco di Sulmona Franco Casciani, peraltro segretario del circolo Pd peligno, che sulla vicenda segue un percorso opposto a quello tracciato dal primo cittadino. Ed abbiamo pure la presa di posizione di Teresa Nannarone, elemento di spicco all’interno del partito democratico e in aperto dissenso col suo segretario. Non ci vuole mica un esperto per capire che nella sinistra storica di Sulmona ci sia bagarre tra due “anime”; nulla di nuovo sotto il sole in quanto a rampantismo o sulle lotte intestine, solo che un tempo ci si scannava nelle penombre della segreteria ma poi si usciva con un deliberato comune. Ma non è questo l’aspetto della vicenda sul quale vogliamo soffermarci, piuttosto ci preme delineare il contesto nel quale è venuto ad inserirsi la presa di posizione di cinque consiglieri comunali e che rappresenta una specie di reprimenda, sic et simpliciter, nei confronti del Pd. Le sigle di appartenenza ci fanno sorridere (Sbic, Sulmona Libera e Forte, M5S, gruppo misto) e ci fanno pensare piuttosto ad acronimi di società ciclistiche che a partiti politici. Ma noi siamo all’antica, forse non riusciamo a capire. Riusciamo a intendere comunque che trattare il Pd come un compagno di banco scomodo non aiuta, anzi porta dritti dritti verso la crisi, mica esistenziale, ma politica dell’amministrazione comunale Di Piero. Nessuno dimentichi che il Pd è il partito di riferimento a Sulmona; a nessuno è consentito di poterlo maltrattare o di assumere nei suoi riguardi atteggiamenti di ostracismo benché il suo interno sia dilaniato, pena: il rompere le righe. Noi non siamo veterocomunisti, nella maniera più assoluta; ci piace ricordare tuttavia la scuola di pensiero della sinistra democristiana dei Bodrato, Galloni, De Mita e Donat Cattin..! Di Piero ne sa qualcosa e sa come uscirne. Sennò richiamiamo in servizio Anna Maria Casini

Un pensiero su “O IN COMUNE SI PARLA DI POLITICA O È MEGLIO TORNARSENE A CASA

  • 24 Aprile 2022 in 15:29
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    bene,bravo,tutto vero….la realta’ dice di chiacchiere,cosa propongono i delegati/consiglieri? Quali i rimedi ? Come risolvere i problemi,soprattutto economici/amministrativi ? La regola delle 5 W: chi,come,dove,quando,perche’,ma anche copiare: il modo di conduzione delle vincenti/eccellenti imprese del settore,
    e basta con questi illusionisti del cicaleccio,la politica in generale e’ l’occuparsi del bene pubblico,quindi i “delegati del popolo” dovrebbero indicare le giuste soluzioni
    ,dunque :idee/proposte/progetti concreti,attuabili,utili,efficaci e soprattutto adeguati/
    corrispondenti agli Interessi generali, quelli degli azionisti,i Cittadini/Contribuenti,
    semplicemente: amministrare con la diligenza/condotta di un buon padre di famiglia,e basta ,o no?

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