THE FINAL CUT

I libri, quelli li ho portati via in una giornata fredda di primavera. Poiché nulla era soltanto una cosa, anche l’altro era il faro. Mi colpì molto la sua riservatezza, da come si muoveva sembrava una farfalla con i jeans. Quando muoveva le mani lo faceva lentamente, come se remasse, come un regalo del cielo. Come fanno le farfalle quando se ne vanno e lasciano per un inverno senza di loro e senza mille altre cose che insieme a loro fanno la nostra felicità. Sferico come un pallone, senza spigoli, profondo. Mandatemi libri, libri diceva, tanti libri, affinchè la mia anima non muoia. Chiedeva libri, cioè orizzonti, cioè scale per risalire le vette dello spirito e del cuore. In silenzio, lavorando duramente. Lì scopri che è difficile migliorarlo. Li Interrogava e gli rispondevano. E parlavano e cantavano per lui. Alcuni gli portavano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore, altri gli insegnavano a conoscere sè stesso. Sono i migliori compagni di viaggio; parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio, mentre passi e ripassi il percorso e ti fermi, e ti guardano incuriositi quando li accarezzi dolcemente in una notte di luna dolce e leggera con la qualità in loro che arrivava al cuore della gente. Le mani fredde ed umidicce per l’emozione, mentre un nugolo di farfalle svolazza liberamente nel suo stomaco. Si inumidiscono gli occhi e la sua memoria trabocca di ricordi, riavvolgendo il nastro della memoria colmo di aneddoti. La gola secca ed incatramata per l’emozione non ha voce, mentre da ogni pendice risuona la libertà. Erano vestiti da libro, l’antica passione condivisa. La strana luce era svanita, aveva un aspetto fantasmagorico, disegnato dalle fiamme delle emozioni. Si asciugò il sudore copioso con il lembo della maglietta alzando leggermente il dispositivo di protezione e diventando rosso peperone come il camion dei Vigili del Fuoco. Si portò subito la bottiglietta di acqua con le bollicine sulle labbra, e se la bevve in un battibaleno. Incrociò le gambe, fece un passo indietro alla Ronaldo. O che si vede ma come dietro una lastra di cristallo. E’ come girare dentro il fuoco, bruciare e consumarsi, passare tra le fiamme e ferirsi. Osservava come fanno i grandi scrittori quando vogliono raccontare un personaggio. Quanti uccelli al tramonto prendono il volo con un verso che sembra un neonato quasi disperato e si piazzano al largo formando delle chiazze galleggianti. I libri sono come la pellicola superficiale su un’acqua profonda e le storie si cercano per l’appunto nuotando sotto acqua. Come l’oceano, non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare cantava Lucio. Il mare come origine di vita, come fonte di speranza, come promessa di futuro, perciò da proteggere.

TIKRIT65

  • 5 Aprile 2022 in 20:57
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    Meraviglioso racconto. “L’arte di scriver storie sta nel saper tirar fuori da quel nulla che si è capito della vita tutto il resto; ma finita la pagina si riprende la vita e ci s’accorge che quel che si sapeva è proprio un nulla.”Bravo Cesidio.

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