TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI…

Tuttavia procedendo a ritroso tra la foschia rosso porpora, ricordo di essermi trovato una sera ebbro di commozione in una news stand a Sulmona tra migliaia di libri, giornali e riviste illustrate. Sulmona è una vecchia città piena di storia, di cultura che occupa una lunga porzione di territorio lungo la valle, flessuosa, solerte, golosa, protetta dalla sua corazza di solidarietà che quando la conobbi da ragazzo era una città piena di colori, incassata tra la montagna e la pianura e a volte si risvegliava bagnata.

Le montagne erano sempre immacolate ma da lontano, e spesso ci ritrovavamo a girovagare dissipando la nostra sensazione giornaliera di libertà. Vicino si sentiva lo sbuffo dell’amico treno che si preparava a partire. La gente si muoveva lentamente e le giornate di ventiquattro ore parevano più lunghe. La fretta era ignorata perché non c’erano tante alternative.

Il telefono intanto squillava con la voce condivisione. La verità è che loro, una moltitudine sapevano di inoltrarsi in un territorio amico e speciale, in uno spazio condiviso e mai rifiutato, in una dimensione della memoria fresca che la realtà avrebbe potuto anche distruggere impietosamente.

Con questo però la tensione pareva scaricarsi subito, e la raggiera che si formava nel cielo terso per il riverbero della primavera che incombeva da lontano pareva un augurio brulicante di speranze.

L’evento era profondo, lindo e pieno di colori, mentre gli stessi stupendi si spegnevano nel cielo blu ed il loro buio si confondeva con quello dello spazio di nicchia piena di cultura.

Quel chiamarsi, salutarsi, abbracciarsi, raccontarsi con commozione, partecipazione, con gaiezza a chiara voce, in vicinanza e lontananza con stima e rispetto e il rumore delle macchine sulla strada prospiciente erano presenze stavolta che appartenevano più al volto della realtà che a quello della fantasia.

Era un microcosmo vivace, una piccola società che lavorava per diventare grande con i propri modi di esprimersi nella solidarietà, regola e salvezza di ognuno di noi. Tra le mille luci di un piccolo cortile, di un piccolo pertugio sembrava di essere in una festa mobile come nella Parigi di Hemingway. Una finestrella come una piccola grata gli apriva il mondo davanti agli occhi mentre osservavano rompersi la crosta dello stesso pieno e compatto.

Sulmona e dintorni hanno una vena, una vena di bontà con il cuore gonfio di speranza. Quanto è sottile la vernice della loro civiltà! La solidarietà si esaltava nelle lacrime di commozione con gli occhi dei familiari, dei tanti amici, conoscenti. Le figure di una moltitudine si urtavano e si mescolavano, avanzavano ed indietreggiavano pesantemente fremendo tra quelle migliaia di giornali, riviste, libri che noi chiamiamo passioni ed avvenimenti. Lo spirito di solidarietà e la voglia di condivisione sono le cose che durano nel tempo.

Un pensiero colossale di ringraziamento dalle famiglie Mariani Daniela, i figli Nicole e Paolo, Colantonio Giuseppe e Colantonio Cesidio. Grazie di cuore a tutti, la nostra gratitudine più profonda, per la presenza, la dolcezza ed il costante supporto a forma di cuore e solidarietà per Fabrizio.

Cesidio Colantonio