ASSISTENZA SANITARIA SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO NEL CARCERE PELIGNO, ALLARME DELLA UIL

“La situazione sanitaria dell’Istituto penitenziario di Sulmona è sull’orlo del precipizio. In uno delle carceri più importanti d’Italia, che ospiterà a breve 600 detenuti, la criticità maggiore arriva proprio dal versante dell’assistenza sanitaria.Il microcosmo carcerario, sulle cui peculiarità assistenziali e di bisogni non stiamo a dilungarci , necessita di una assistenza sanitaria particolare e adeguata”. A denunciare la gravissima situazione sono Mauro Incorvati e Mauro Nardella della Uil. “Con il DPCM del 1 Aprile del 2008 la gestione della medicina penitenziaria viene trasferita alle Aziende Sanitarie che insistono sui territori di appartenenza, per cui da ormai 14 anni la salute all’interno del carcere di Sulmona deve essere garantita dalla ASL1 e la parte sanitaria del carcere deve necessariamente essere equiparata e diventare parte di tutti gli altri servizi sanitari. Ad oggi, invece, l’Istituto Penitenziario peligno può contare soltanto su 4 medici a fronte dei sette necessari per garantire una assistenza adeguata ai detenuti e mantenere uno standard lavorativo rispettoso dei diritti dei lavoratori stessi. Si  continua a lavorare con incarichi a tempo determinato e carichi di lavoro esasperanti – spiegano i due esponenti sindacali – Se poi consideriamo che anche il personale Infermieristico non è in numero adeguato alle esigenze, non è accettabile un demansionamento degli Infermieri professionali che sarebbe automatico in assenza degli OSS. Nell’assistenza sanitaria penitenziaria non è stata ricompresa dalla Regione e dalla ASL la figura dell’OSS, non solo di rilevante importanza in considerazione dellapopolazione assistita (anziani, malati psichiatrici, detenuti non autosufficienti, ecc…) ma anche come necessario e obbligatorio supporto lavorativo alle altre figure professionali sanitarie. La presenza, nel carcere di Sulmona, di quattro OSS provenienti dalle liste della Protezione Civile in concomitanza dell’emergenza Coronavirus, ha determinato una svolta in senso positivo dell’assistenza sanitaria sia in termini di soddisfazione dei bisogni dei detenuti, sia in termini di qualità lavorativa delle altre figure sanitarie. Dunque non si può pensare di privare il Carcere di Sulmona della figura dell’OSS a partire dal 1 Aprile, giorno in cui terminerà lo stato di emergenza. Nessun operatore sanitario è disposto a tornare a lavorare nelle condizioni precedenti” continuano. “La UIL FPL e PA chiede alla Regione Abruzzo e ai vertici Aziendali di considerare le necessità della medicina penitenziaria provvedendo in tempi brevi al reclutamento di tre medici, una stabilizzazione contrattuale di quelli in servizio e l’inserimento, nell’organico, della figura dell’OSS.  L’Istituto Penitenziario di Sulmona, seppure circondato da un alto muro di cinta, non può essere considerato un’isola né territoriale né sanitaria. Così come la popolazione carceraria insiste territorialmente sul Comune di Sulmona, i servizi sanitari che vi afferiscono dipendono dalla ASL1 Abruzzo che è chiamata dal Sindacato a garantire i Livelli Essenziali di Assistenza  come al resto della popolazione residente e ai lavoratori della sanità penitenziaria gli stessi diritti di tutti i lavoratori della sanità in termini di adeguamento contrattuale e impegno lavorativo. La UIL FPL e PA intendono collaborare in maniera strettissima tra loro, con i vertici aziendali e i rappresentanti politici regionali al fine di ottenere, nel più breve tempo possibile, le risposte necessarie a mantenere elevati livelli dell’assistenza sanitaria all’interno di uno degli Istituti di Pena più importanti d’Italia” concludono Incorvati e Nardella.