RONCI, LA RIPRESA ECONOMICA DI SULMONA PASSA ATTRAVERSO LO SVILUPPO ARMONICO DEL TERRITORIO

Cala la popolazione e cala anche il numero delle imprese attive nel Comune di Sulmona. Dalle 1871 che si contavano il 31 dicembre del 2013 si è passati alle 1756 del 2020 facendo registrare una perdita di 115 attività. Un fenomeno che sembrerebbe strettamente legato al decremento della popolazione anche se da un’analisi più approfondita si scopre che Sulmona ha perso imprese anche nel 2020, anno della pandemia, al contrario di quanto è avvenuto nel resto della Penisola che invece, registra un incremento. Lo spiega in un elaborato l’economista sulmonese Aldo Ronci, il quale lancia il grido d’allarme affinché si possa arrivare ad un’ inversione di tendenza che può essere ottenuta solo con una politica più attenta da parte della Regione. “Sulmona, pur caratterizzandosi come una Città decisamente commerciale”, spiega Ronci, “subisce, tra il 2013 e il 2020, una clamorosa flessione di ben 96 unità proprio nel settore del commercio. Altre flessioni importanti si evidenziano nelle attività manifatturiere (‐25) e nelle costruzioni (‐ 20). In valori percentuali i decrementi più significativi si verificano nel commercio (‐14,35% valore triplo del ‐4,48% nazionale) e nei trasporti (‐27,50% valore pari a 5 volte il ‐5,85% nazionale)”. La causa della vistosa e allarmante perdita di imprese a Sulmona è causata, in massima parte, dal crollo demografico che la Città ha subito nello stesso periodo, passando in 7 anni da 24.908 abitanti a 22.643, perdendone 2.265 e in valori percentuali flettendo 5 volte di più dell’Italia.
“Tra il 2013 e il 2020 le imprese sulmonesi hanno avuto a disposizione 31.500.000 euro in meno”, sottolinea l’economista, “importo che corrisponde al reddito medio dei 2.265 abitanti fuggiti. Reddito destinato per la quasi totalità al consumo di beni e servizi e che è venuto a mancare alle imprese che hanno visto calare le vendite e che in numero consistente sono state costrette a chiudere”. Secondo Ronci sarebbero due le priorità che bisognerebbe incalzare per invertire la tendenza: l’incremento della popolazione e il miglioramento della qualità della vita. “Per l’incremento dell’occupazione la Regione deve puntare a far superare al sistema produttivo abruzzese la situazione di oggettiva difficoltà in cui si trova”, evidenzia Ronci. “Deve reperire risorse capaci di promuovere il miglioramento della competitività tenendo conto delle peculiarità dei diversi territori regionali e in particolare di quello peligno”. Per il miglioramento della qualità della vita bisognerebbe evitare provvedimenti occasionali legati alla logica particolaristica praticata da decenni senza risultati apprezzabili. “Allo stato attuale si ha l’opportunità da parte della Regione di adottare lo strumento dell’Agenda Urbana e a tale scopo è opportuno istituire le Aree urbane funzionali (FUA) che, meglio di qualsiasi altro strumento”, conclude l’economista sulmonese, “potrebbero avviare uno percorso di sviluppo armonico ed equilibrato di tutto il territorio abruzzese e in particolare del territorio peligno”.