LOTTA ALLA MOSCA DELL’ULIVO (Olio quarta parte)

Soprattutto nelle aree costiere ed insulari del Mediterraneo la mosca dell’oliva (Bactrocera oleae Gmel., Diptera Tephritidae) è da considerarsi l’insetto più temuto, soprattutto negli impianti a carattere “biologico”. Può determinare una cascola valutabile fino all’80 % delle olive da olio e fino al 100 % di quelle da tavola.Anche la qualità dell’olio ne risente in maniera importante, tale scadimento qualitativo peggiora durante la conservazione, riducendo il limite oltre il quale l’olio non è più classificabile come extra vergine.

Le variazioni che danneggiano la qualità dell’olio riguardano i principali parametri chimico-fisici, come ad esempio l’acidità, il numero di perossidi, la composizione acidica e sterolica, i polifenoli, le sostanze volatili etc. Sono proporzionali all’entità e al tipo di infestazione olive con larve di I, II e III età, olive con pupe e fori di uscita.

 

Secondo Fedeli (Fedeli E., 1985), la presenza di larve nel frutto può condizionare la composizione sterolica e quella degli alcoli dell’olio causando incrementi moderati di colesterolo e alcoli triterpenici e, indirettamente, per l’insorgere di processi fermentativi, maggiori concentrazioni di stigmasterolo. Ricerche più recenti (Zunin P. et al., 1992; Del Rio G. et al., 1995) hanno confermato che, in olive attaccate dalla mosca, della frazione sterolica aumentano lo stigmasterolo ed il campesterolo e diminuiscono il sitosterolo totale ed il beta-sitosterolo. In presenza di larve mature (quindi prima dello sfarfallamento) il beta-sitosterolopuò abbassarsi al di sotto del limite del 93% previsto per gli oli extravergini dalla Legge 169/1991 relativa alla DOC (Parlati M.V., Iannotta M., 1993).

Oli provenienti da olive attaccate dalla mosca hanno evidenziato anche variazioni del contenuto totale di polifenoli (vedi figura successiva) con valori fortemente condizionati dal grado di infestazione delle drupe

In particolare Parlati e Iannotta affermano che con il 40% di infestazione, i polifenoli si riducono circa alla metà rispetto a quelli contenuti in un olio prodotto con olive sane e che il fenomeno si accentua nel corso dello stoccaggio. La massima diminuzione è stata riscontrata in olive contenenti larve di II e III età ed in olive contenenti pupe o gallerie abbandonate. Inoltre, il quantitativo di tali sostanze appare correlato negativamente con il numero di perossidi: a bassi livelli di infestazione corrisponde un basso numero di perossidi ed elevati livelli di polifenoli, viceversa, in caso di forti attacchi, si riscontrano valori elevati di perossidi e bassi livelli di polifenoli (Zunin P. et al., 1992).

La loro funzione antiossidante naturale, molto importante per la stabilità degli oli e per la loro conservabilità, risulta perciò, in tal caso, fortemente penalizzata. Perri (Perri E. et al., 1995),analizzando i cromatogrammi corrispondenti alla composizione fenolica, ha evidenziato, su campioni di oli monovarietali cv. “Carolea” e cv. “Cassanese” provenienti da olive infestate, diminuzioni proporzionali di tirosolo, idrossitirosolo e dell’isomero dell’aglicone dell’oleuropeina.

Mosca

Evangelisti (Evangelisti F. et al., 1994) ha studiato le variazioni del rapporto tra la componente fenolica totale e la frazione ortodifenolica, cioè quella con maggiore effettiva capacità antiossidante e riferisce che tale rapporto assume valori che aumentano proporzionalmente allo sviluppo della larva. Infatti, il rapporto risulta massimo nelle olive con pupe ed in quelle bucate (foro di uscita) che, venendo altresì maggiormente esposte agli agenti atmosferici, subiscono un incremento dei processi idrolitici ed ossidativi a carico della componente fenolica compromettendo così la stabilità ed il sapore dell’olio.

In un successivo lavoro lo stesso gruppo di ricercatori ha approfondito la relazione esistente tra i componenti fenolici ed i trattamenti antiparassitari a cui sono state sottoposte le olive (ZuninP. et al., 1995). L’insieme dei risultati analitici ha evidenziato che quando si ha una ridotta infestazione e le condizioni climatiche sono tali da non peggiorare lo stato sanitario delle olive, i trattamenti antidacici possono rivelarsi di scarsa utilità se non addirittura nocivi per la qualità dell’olio in quanto accentuano la riduzione del suo patrimonio antiossidante (sia composti fenolici complessivi che ortodifenolici); viceversa, quando l’annata è caratterizzata da un elevato sviluppo dell’infestazione, il trattamento chimico può consentire il miglioramento di alcuni indici di qualità dell’olio, soprattutto l’acidità ed il numero di perossidi.

I cromatogrammi di oli provenienti da olive a differenti livelli di infestazione hanno inoltre evidenziato un’alterazione, in funzione dell’entità dell’attacco, a carico dei principali componenti volatili. In particolare, il rapporto trans-2-esenale/esenale decresce comportando un peggioramento delle caratteristiche qualitative. Anche il rapporto esenale/alcoli totali, di norma in buona correlazione, risulta alterato negativamente in oli provenienti da olive “bacate”. 

Nella definizione di qualità di un olio, come è noto, rivestono notevole importanza anche i parametri organolettici per cui risulta interessante valutarli in relazione alle infestazioni daciche. L’esame organolettico (panel-test), registra sensibili cadute di punteggio qualora l’olio venga estratto da olive infestate.

Parlati e Iannotta (Parlati M.V., Iannotta M., 1993) a tale proposito, riferiscono che panel-test effettuati su oli provenienti da olive con differenti gradi di attacco hanno mostrato significative diminuzioni di punteggio a partire dal 25% di infestazione. Spesso la valutazione sensoriale è condizionata anche dalla presenza di muffe instauratesi nelle gallerie scavate dal dittero nel mesocarpo (difetti di “verme” e di “muffa” che squalificano irrimediabilmente l’olio).

Il ritiro di diversi fitoterapici a seguito delle diverse revisioni della comunità europea, come ad esempio la Direttiva 91/414/CEE, ha reso più difficoltoso il controllo di alcuni parassiti delle colture agrarie e ha comportato un “ritorno al passato”facendo riscoprire le vecchie tecniche di controllo, rese però “moderne”, attraverso l’uso di composti ed applicazioni di nuova generazione. È stata fondamentale la revisione della letteratura, ad esempio quella dei primi anni del secolo scorso del professore Silvestri.

Nel corso degli ultimi 50/60 anni, nei Paesi del Mediterraneo, sono stati numerosi i tentativi di controllo biologico della mosca effettuati soprattutto mediante il lancio in campo di ingentiquantitativi di un imenottero parassitoide della famiglia Braconidae: la Psyttalia (=Opius) concolor. Purtroppo, i risultati non sono stati dei migliori. Lo stesso è accaduto con l’utilizzo del parassitoide Eupelmus urozonus; addirittura quest’ultimo, appartenente a una specie altamente polifaga, ha confermato la sua “vocazione” a comportarsi da iperparassitoide, anche a spese di individui della stessa specie (auto parassitismo) (Delrio et al.,2007).

 

Il Fopius arisanus introdotto di recente, ha avuto difficoltà ad ambientarsi legate alle particolari condizioni climatiche dell’Italia centrale: temperature estive elevate e la bassa percentuale di umidità. 

Gli insuccessi non hanno però bloccato la ricerca per la tipizzazione degli antagonisti della mosca delle olive, che grazie alle nuove tecniche di caratterizzazione molecolare è in continua evoluzione, sia per l’importazione di nuove specie sia per il ritrovamento di entità nuove per la scienza.

Ricerche effettuate dal CNR hanno evidenziato che

…anche uno degli antagonisti più diffusi nella nostra penisola, il Pnigalio agraules, è in realtà costituito da due specie ben separate geneticamente, ma quasi indistinguibili morfologicamente cui corrispondono caratteristiche biologiche differenti. P. mediterraneus, è specie altamente polifaga ma tra i suoi ospiti c’è anche B. oleae da cui è stata descritta. Viceversa, P. agraulespresenta una polifagia più ristretta prevalentemente caratterizzata dai fillominatori delle querce (Gebiola et al., 2009). Questa recentissima scoperta pone dubbi sull’effettiva importanza della presenza di querce nelle vicinanze dell’oliveto come fonte di ospiti alternativi del P. mediterraneus considerato uno dei capisaldi del controllo biologico della B.oleae (Silvestri, 1933; Tremblay, 1993).

La mosca delle olive è, però, un insetto a strategia riproduttiva “r”, ossia in grado di vere e proprie esplosioni qualora si realizzino le condizioni climatiche ottimali, ed è quindi difficilmente controllabile esclusivamente con metodi biologici. E’ per tale motivo che “tradizionali” tecniche di controllo vivono una seconda giovinezza attraverso nuove tecniche di formulazione e composizione. Ad esempio, prodotti “classici” come il caolino e l’idrossido di rame sono impiegati con migliori prospettive di successo in virtù di nuove formulazioni. I buoni risultati ottenuti con nuove formulazioni di caolino (ad esempio BPLK della Goonvean) sono però ancora fortemente legati alle condizioni climatiche ed ai mezzi di distribuzione.

Il caolino, infatti, agisce come una barriera fisica che impedisce il riconoscimento della drupa da parte della mosca e/o ostacola la deposizione; perché agisca è richiesta la totale copertura della drupa che non sempre si ottiene con i distributori disponibili.

Inoltre, i risultati sono soddisfacenti solo in annate poco piovose, poiché la pioggia, oltre ad alterare la omogenea distribuzione del prodotto sulla drupa, in alcuni casi lo dilava completamente richiedendo così numerose applicazioni con costi che diventano eccessivamente onerosi (Caleca et al., 2005; Caleca e Rizzo, 2007).

L’utilizzo delle sostanze attrattive come metodo di monitoraggio e di lotta alla mosca delle olive ha radici antiche (Viggiani, 1994). Negli ultimi anni si è molto ampliata la gamma di insetticidi associabili alle esche realizzando un tipo di lotta rappresentato dalle trappole greche (Attract & kill, Ecotrap). In queste trappole, l’attrazione del fitofago è esercitata da un attrattivo alimentare (il bicarbonato di ammonio) e dal feromone sessuale, mentre l’uccisione dell’insetto è realizzata da una miscela di insetticidi (Deltametrina o Lambdacialotrina) di cui sono imbevute le trappole.

Queste trappole hanno un costo molto elevato e forniscono dei risultati non uniformi (Viggianie Bernardo, 2001). Recentemente è stato immesso sul mercato un prodotto a base di una tossina estratta da un batterio, il cui uso è ammesso nei disciplinari di lotta biologica, associato proprio alle esche avvelenate. I primi risultati sono alquanto incoraggianti sia per l’efficacia che per la selettività di applicazione che consentirebbe di ridurre gli effetti negativi sulla fauna utile. Si tratta un esca proteica a base di spinosad (0,24 g/l) per il controllo sia di B. oleae che di Ceratitiscapitata. Il principio attivo è prodotto dal batterio Saccharopolyspora spinosa ed è una miscela di spinosina A e spinosina D, l’attrattivo è invece una miscela di 6 ingredienti diversi: proteine vegetali, sostanze stabilizzanti, zuccheri, umettanti e sostanze che mantengono la soluzioneapplicata viscosa ed emettono sostanze attrattive volatili.

La possibilità di utilizzarlo in oliveti biologici si basa sulle dosi e sulla distribuzione spaziale del prodotto. In dettaglio, le esche contengono una quantità molto bassa di principio attivo insetticida e sono distribuite solo su parte delle chioma e non su tutte le piante. La scoperta che le spinosine sono molto attive per ingestione nei confronti della mosca ha quindi “ringiovanito” quella che era da considerare una vecchia tecnica di controllo. Vale però la pena di ricordare che l’ammissione all’uso di questo prodotto in olivicoltura biologica non evita che esso abbia un’azione tossica nei confronti degli antagonisti naturali della mosca (Bernardo e Viggiani, 2000; Van de Veire et al. 2004; Torres e Bueno, 2007). 

Come già evidenziato, il ridotto impatto sull’artropodofauna utile è determinato dalla selettività di posizione (il prodotto non è applicato su tutta la superficie) e dalla bassa quantità di p.a.distribuito per /ha (Vergoulas et al., 2007). Come per il caolino, anche per le esche a base di spinosad la piovosità stagionale ha una grossa influenza sui risultati.

Tra i nuovi insetticidi di cui si è parlato negli ultimi anni come possibile mezzo di controllo della mosca c’è da segnalare, infine, l’azadiractina che dopo le prime segnalazioni che indicavano possibili buoni risultati, ha evidenziato tutti i suoi limiti legati sia al mancato controllo del fitofago sia alla totale mancanza di selettività (Viggiani e Bernardo, 2001).

Le recenti scoperte sull’importanza dei batteri per lo sviluppo della B. oleae sembrano aprire interessanti prospettive future che dovrebbero permettere il miglioramento delle sostanze attrattive utilizzate aumentandone sia il potere attrattivo che la selettività verso altri ditteri. Esistono già alcuni prodotti in commercio per altre mosche della frutta (Robacker, 2007).

La recente scoperta di batteri epifiti con simbiosi obbligata (candidatus Erwinia dacicola) con la B. oleae nonché i risultati ottenuti con estratti di questi batteri usati come attrattivi confermano le buone potenzialità di questi nuovi prodotti (Sacchetti et al. 2008).

 

Conclusioni

 

Allo stato attuale, le migliori prospettive di controllo eco-sostenibile sembrano concentrarsi ancora sull’uso di esche attrattive associate ad insetticidi di derivazione naturale. L’uso di un prodotto recentemente immesso sul mercato sembra, infatti, fornire risultati alquanto incoraggianti sia per l’efficacia sia per la selettività di applicazione e ciò consentirebbe di ridurre gli effetti negativi sulla fauna utile. Restano da valutare le possibili applicazioni delle recenti scoperte su batteri simbionti che hanno fornito risultati molto interessanti.

L’efficacia del controllo della mosca non può però prescindere da un suo corretto monitoraggio associato ad adeguate tecniche di raccolta delle olive.

Un pensiero su “LOTTA ALLA MOSCA DELL’ULIVO (Olio quarta parte)

  • 28 Gennaio 2022 in 14:51
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    Perché non diffondete la notizia di come sia efficace poco costosa e BIOLOGICAMENTE ATTIVA senza controindicazioni la preparazione di esca attrattiva da lische di alici o da ammoniaca introdotte in recipienti con liquidi e con multipli buchi di max 3 mm di diam ?????

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