VILLAGGIO DEL FANCIULLO, UN SAGGIO RIACCENDE INTERESSE SUL DESTINO DI UN SITO STORICO

A lungo è stata proprietà della Diocesi di Sulmona. Oggi il suo destino non è ancora deciso e quello stabile è in condizioni di abbandono, da troppo tempo in disuso. Ad illuminarne la storia è il saggio dell’architetto pescarese Ergilia Di Teodoro, in arte Edit, “ll villaggio del fanciullo. Da Lanciano a Silvi Marina”. Il saggio è frutto di ricerche e studi approfonditi. Parla dell’architettura, della nascita e delle vicende umane de Il Villaggio del fanciullo. La struttura, sorta nel dopoguerra a Silvi Marina, ha una storia particolare, iniziata a Lanciano quando venne ordinato cappellano del carcere padre Guido Visendaz. “Il sacerdote si rende subito conto che il malessere, le macerie di quella città non erano dentro le sbarre ma per le strade, invase da bambini violenti che avevano perso ogni riferimento morale e che andavano recuperati se si voleva ricostruire veramente la società futura” scrive nella prefazione Franca Minnucci. “Ed è così che questi giovani pieni di vita e di speranza partono a piedi da Lanciano per raggiungere Silvi, anzi la spiaggia di Silvi che l’allora ministro Saragat aveva messo a disposizione. Due chilometri di arenile spoglio e privo di tutto ma con un orizzonte infinito sul mare e con il profumo di salsedine; e così, cullati dalle risacche e vegliati dalle aurore e dai tramonti più infuocati, i ragazzi costruiscono il Villaggio del Fanciullo e creano uno spazio per la loro vita e per i loro sogni”. Un saggio assai interessante, per un immobile appartenuto anche alla diocesi sulmonese. Ed è per questo che l’autrice, l’architetto Di Teodoro, ha già espresso il desiderio di poter presentarlo anche al pubblico sulmonese, contribuendo ad arricchire la sensibilità di tanti verso la storia del Villaggio e sul suo destino.