QUANDO GIANNANGELI SCRISSE AL LINGUISTA SABATINI: NON SOPPORTO CERTE STORTURE DELLA LINGUA

In occasione delle celebrazioni dei novant’anni del Professore Francesco Sabatini, approfitto dell’ospitalità di ReteAbruzzo per rendere pubblica una lettera che il Professore Ottaviano Giannangeli inviò all’illustre linguista, in cui, oltre ad annunciargli l’invio della sua raccolta epistolare “Le care lettere” (2004), gli sottoponeva una questione linguistica denunciando una delle tante “storture” della stampa e della comunicazione di massa a cui molto si deve dell’imbarbarimento della nostra lingua. Nella speranza che il “cruscante” Sabatini abbia modo di rileggere e – certamente – di condividere le parole del vecchio amico…

Andrea Giampietro

 

 

Raiano, 19-12-2005

Carissimo Sabatini,

l’invio del libro che ti accludo è stata un’operazione che ha richiesto… due giorni, con la pausa di quello festivo! E come?, dirai. Sto scaglionando le spedizioni delle “Care lettere” che oggi anche a te invio, mano a mano che m’impossesso di un indirizzo preciso e ricorrendo alla posta prioritaria per essere sicuro del ricevimento. Ciò m’impone di andare ad imbucare alla Posta, anche perché mi decido per il daffare all’ultimo momento ed anche perché le buche delle casette non sono capienti per accogliere un libro della portata… materiale del mio. Il termine massimo per darlo “brevi manu” alla posta è il… tocco e mezzo (dico a te, pontefice cruscante). Sabato non ce l’ho fatta ad imbucare, perché all’una di quel giorno gli sportelli erano chiusi, ed io avevo dimenticato.

Ti avevo promesso un’altra lettera, oltre alla dedica che in fondo s’era trasformata in lettera. […]

Ma volevo dirti un’altra cosa rivolgendomi al tuo professionismo. Ogni stortura della lingua accetto, essendo essa regolata dal basso, dall’uso che preme, e non dall’alto, dai grammatici. Ma una stortura, ellittica, specialmente giornalistica, non soffro: l’ellissi di una povera ma significantissima e necessaria preposizione, in questo caso il “con”.

L’ho con l’uso di “basta”, in senso assoluto, senza concordanza. Fo esempi banali, in mancanza di veri che abbia sott’occhio o in questo momento ricordi: “Basta uccisioni in Iraq”, “Basta sanzioni”; ma prova a sentire cosa succede se facciamo seguire i rispettivi, o non rispettivi, infiniti: “Basta uccidere i propri figli”, “Basta liberarsi dei feti, gettandoli nei cassonetti”.

Il nostro uso secolare e millenario ci fa andare con la mente al “basta” nel senso di “essere sufficiente”, “sufficit”, e non allo “stop” inglese…

Non può nulla fare un cruscante addetto a queste cose professionalmente, ad evitare le storture, i rovesciamenti dell’espressione linguistica prima che questa discenda dai giornali verso un pubblico più largo come una piaga?

[…] Vorrei che esso problema fosse trattato, sia pure con enfasi un tantino paradossale, in calce a qualche giornale diffuso. E di’ pure che ti sto tormentando io perché tu scriva; ma non nicchiare!

 

Ti saluto per ora. Di nuovo auguri per l’anno nuovo, e buon Natale che è prossimo, per te e famiglia.

 

Ottaviano Giannangeli

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