SULLE ELEZIONI PROVINCIALI SOFFIA IL VENTO DELLA MARSICA

di Luigi Liberatore – Tecnicamente vengono definite elezioni di secondo livello per la modalità indiretta del voto, ma quasi sempre finiscono in second’ordine non assumendo grande rilievo e forte mobilitazione, tanto è vero che c’è chi le chiama il crepuscolo della politica, oppure un gioco di campanili. Sono le elezioni del presidente della Provincia e del relativo Consiglio dove votano solo i sindaci del territorio e viene eletto presidente un sindaco. Non potremmo davvero definire sonnacchiose, però, le elezioni del 18 dicembre che riguarderanno la Provincia dell’Aquila, almeno stando ai preliminari che preannunciano forte battaglia. Sul fronte di destra c’è Angelo Caruso, presidente uscente e sindaco di Castel di Sangro rieletto primo cittadino con una maggioranza dilagante, il quale cerca la riconferma alla guida della Provincia sostenuto da due liste ecumeniche. Su una sola lista di appoggio può contare l’avversario di sinistra, Vincenzo Giovagnorio, sindaco di Tagliacozzo, alla cui spalle tuttavia sta nascendo, alla stregua di un vento, un cartello di sindaci il cui sogno (mai abbandonato ma mai raggiunto) è di dare un volto alla cosiddetta “marsicanità”. Un tentativo, insomma, di accreditare la “Grande Marsica” come polo unico di riferimento in ambito provinciale, per cui reclama il seggio della presidenza. Una prova di forza. Ci sembra azzardato attribuire a Giovagnorio molte chances di poter scalzare il secolare Angelo Caruso, ancorchè il sindaco di Tagliacozzo sia animato da grande passione. Angelo Caruso va alla riconquista del “soglio” forte di un quadriennio governato con equità, quasi imparziale, con una tecnica tanto consumata da accontentare tutti. Finanche qualche falangista marsicano. In questa vicenda, ancora tutta da scrivere però, gli attori principali sembrano ricalcare due personaggi della Seconda repubblica romana: Aurelio Saffi e Pio IX. Come sia finita ce lo ha detto la storia.