BUONI FRUTTIFERI SCADUTI, IL TRIBUNALE CONDANNA POSTE ITALIANE A RISARCIRE UN CLIENTE DI SULMONA

Poste Italiane dovrà versare circa 8 mila euro a un risparmiatore peligno a titolo di rimborso di dieci buoni fruttiferi postali dichiarati “prescritti”. Lo ha deciso il Tribunale di Sulmona che ha condannato l’altro giorno Poste a rifondere le spese di lite oltre a riconoscere quanto dovuto al cittadino. Nel corso del processo è emerso che l’emittente Poste, al momento della sottoscrizione dei buoni fruttiferi,  non aveva fornito al cliente una corretta informazione contenente la descrizione delle caratteristiche dell’investimento così da evitare la prescrizione.   Il giudice ha quindi condannato Poste Italiane a rimborsare le somme riportate nei buoni fruttiferi oltre rivalutazione ed  interessi di legge.   «Con questa sentenza – precisa l’avvocato Mauro Sciullo che ha assistito il risparmiatore –  si è affermato l’orientamento secondo cui  la mancata consegna del foglio informativo analitico (FIA) all’atto della sottoscrizione dei titoli costituisce  inadempimento cagionato dalla violazione di uno specifico dovere. Con ciò Poste si è resa gravemente inadempiente avendo rifiutato la restituzione in favore della mia cliente dell’importo portato nei BPF alla stessa intestati».   Sarebbe quanto mai opportuno che Poste Italiane SpA – conclude il legale – si adeguasse immediatamente almeno per un senso di correttezza nei confronti di quei risparmiatori che avevano risposto la propria fiducia nel confronti dell’Ente Postale Italiano. 

2 commenti su “BUONI FRUTTIFERI SCADUTI, IL TRIBUNALE CONDANNA POSTE ITALIANE A RISARCIRE UN CLIENTE DI SULMONA

  • 23 Novembre 2021 in 10:34
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    Se un impiegato bancoposta ruba dai depositi intestati alla santa locale, il vescovo giustamente lo denuncia al tribunale. Poi accade che il ladro ed il vescovo si mettono d’accordo per la restituzione del maltolto ,quindi il ladro restituisce al vescovo il denaro che però non è tracciato ma che ha successivamente rubato agli altri risparmiatori più anziani deboli e malati. Perciò il vescovo si è accordato per farsi restituire della refurtiva, quindi, indovina indovinello: Che reato ha commesso il vescovo? ed a danno dei fedeli più umili e srmplici?
    C’e’ ancora gente che ritiene di dover mantenere questi tribunali di stomachevole corruzione sabauda, dove a solo entrarci devi subire l’impatto di una sola rigettazione di sfortunati malformi della peggiore ripugnanza estetica …GRAZIE lo riscrivo corregendo alcune battiture anche in onore di Gianfranco Colacito, il più degno e libero giornalista d’Abruzzi, unico che ebbe il coraggio di riportare questa vicenda in tre articoli del 2015 sul suo giornale.

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  • 23 Novembre 2021 in 09:29
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    Se un impiegato bancoposta ruba dai depositi intestati alla santa locale il vescovo giustamente lo denuncia al tribunale. Pou accade che il ladro ed il vescovo si mettono d’accordo per la restituzione del maltolto ,quindi il kadri restituisce al vescovo il denaro che però non è tracciato ma che ha successivamente rubato agli altri risparmiatori più anziani deboli e nalati. Perciò il vescovo si è accordato pet farsi restituire della refurtiva,quindi , indovina indovinello: Che reato ha commesso il vescovo? ed a danno dei fedeli più umili e srmplici?
    C’e’ ancora gente che ritiene di dover mantenere questi tribunali di stomachevole corruzione sabauda, dove a soli entrarci devi subire l’impatto di una sola rigettazione di sfortunati malformi della peggiore ripugnanza estetica .

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