NEL MIRINO DELL’ASSOCIAZIONE COSPA LA CACCIA SELETTIVA

“Caccia di selezione più danni che utile per i contadini, invece per i selecontrollori è una vera manna dal cielo
con l’arrivo della filiera della carne. La filiera richiede le carcasse di cinghiali eviscerati non sotto i 30 kg, al
prezzo di 0,75, che poi ritroviamo la polpa ai supermercati a 12 euro al kg. La fotocopia del giro del latte, da
0,42 ad 1,50 a litro sullo scaffale dei supermercati, come per la cane di vitello, insomma tutto quello che
troviamo nella catena di distribuzione alla fonte viene pagata una miseria. Chi ci guadagna in questo giro
non lo sappiamo. Ma torniamo alla caccia: i selecontrollori sono principalmente cacciatori, soprannominati
cicciaroli, i quali durante la stagione venatoria cacciano altri tipi di selvaggina a volte anche esagerando nel
prelievo, quando si chiude la stagione venatoria si dedicano all’abbattimento selettivo che dovrebbe essere
mirato alla strutturazione del branco, ma purtroppo la filiera della carne richiede animali pesanti ed ecco
che la caccia di selezione diventa un prelievo senza regole, addossando poi le colpe alle squadre di cinghialai
che cacciano tradizionalmente con l’ausilio del cane, con spese elevate e con enorme impegno di lavoro sul
territorio per la manutenzione delle strade del sottobosco e l’impegno del mantenimento dei cani da caccia” spiega l’associazione Cospa. “I componenti delle squadre di cinghialai sono per la maggior parte persone appartenenti al mondo rurale, contadini allevatori, boscaioli, gente che vivono il territorio giornalmente, mentre i cicciaroli sono quelle persone appartenenti ceti sociali più alti, persone hanno nulla a che vedere con il territorio e con la
selvaggina, per questo hanno dovuto frequentare dei corsi per il riconoscimento da lontano della
selvaggina, cosa che noi cinghialai lo abbiamo nel sangue in quanto lo viviamo tutti i giorni, tanto da
stabilire dalle tracce il peso dell’animale e anche se si tratta di un solengo o di una scrofa” tiene a precisare il Cospa. “Non si capisce quali sono le motivazioni che stanno spingendo le Regioni verso una caccia da appostamento una voltavietata, invece di prolungare di un mese la braccata. La braccata per chi non è a conoscenza di cosa sia: è la
caccia di squadre di cacciatori che con l’ausilio dei cani scovano l’animale e lo abbattono riuscendo ad
ottenere grandi risultai con circa 30 giorni di attività venatoria. Speriamo che chi di competenza si renda
conto della situazione e applichi qualche deroga al fine di prolungare di una ventina di giorni il periodo della
braccata per limitare i danni alle colture” conclude Cospa.