“NELLA VERA STORIA IO C’ERO”, IL MARESCIALLO MALVESTUTO INCONTRA GLI STUDENTI DI TARQUINIA

Ha suscitato grande attenzione, ammirazione e dibattito, il libro “Nella vera storia io c’ero” presentato dall’autore, il maresciallo dei Carabinieri, Cesare Malvestuto, davanti ad un’affollata platea di studenti dell’Istituto “Cardarelli” di Tarquinia. L’incontro si è svolto giovedì scorso. Il maresciallo, illustrando il suo volume, ancora una volta è riuscito a trasmettere tutta la fede che ha animato e sostenuto la sua vita nell’Arma, sostenendo senza esitazioni la lotta alla mafia, al fianco di grandi servitori dello Stato, in prima linea a difesa di valori come legalità e onestà. Concludendo l’incontro con gli studenti il maresciallo ha mostrato l’orgoglio e l’onore di aver conosciuto e servito personalità che hanno fatto la storia della lotta alla mafia e ad ogni forma di criminalità, come i giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Rocco Chinnici, la cui vita è un esempio da seguire, da non dimenticare di fronte ad ogni forma di illegalità, per non rendere vano il loro sacrificio. Ad organizzare l’incontro è stata l’associazione Semi di Pace che con questa importante iniziativa si conferma laboratorio permanente di approfondimento, riflessione e incontro sui grandi temi che attraversano il mondo, il tempo e la nostra società.

 

 

 

 

Un Commento su ““NELLA VERA STORIA IO C’ERO”, IL MARESCIALLO MALVESTUTO INCONTRA GLI STUDENTI DI TARQUINIA

  • 10 Novembre 2021 in 08:49
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    Non si comprende che cosa hanno combattuto queste persone e che cosa hanno visto se , anche in diverse determinazioni nel corso dei decenni la UE ha univocamente definito che la Mafia in Italia non esiste se non comune criminalità anche finanziaria esattamente identica alle altre nazioni. La componente comune di Malvestuto con la intera antimafia ed il connesso mastodonte impiegatizio a carico della collettività ,si riscontra ,nelle visure catastali e bancarie. Sono tutti poverissimi ed arrivano da famiglie di miseria, quindi è anche probabile che la. mafia la vedono con sincerità di stomaco. Altrimenti con enormi minori spese la MAFFIA VERA, nella Italia democratica, si poteva combattere con due semplici obblighi di legge per contrattare la spesa pubblica con le stesse libere leggi del mercato che regolano la contrattazione privata, e non invece con la legislazione piemontese imposta nel 1861 ed ancora esattamente vigente. Pero’ cosi facendo i politici perdono il potere di affidare gli appalti con le leggi di selezione antimafia ( e di fare leggi antimafia a favore di Toto e dei Benetton) a sicuri non-mafiosi di loro conoscenza , e di conseguenza questa enorme massa di impiegati statali non avrebbero più nulla da vedere. La questione di Falcone e Borsellino, per decisione, è troppo grossa da definire per il volume ultramiliardario del malaffare pubblico, non certamente limitato a qualche provincia siciliana di poco reddito.

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