IL MILITE IGNOTO, CENTO ANNI DALLA SCELTA DI MARIA BERGAMAS

L’odierna ricorrenza è stata abbinata al ricordo di un evento avvenuto cento anni orsono :la traslazione della Salma del Milite Ignoto per essere tumulata con tanti onori nel Sacello all’ interno del Vittoriano in Roma. Su iniziativa della Associazione delle Medaglie d’Oro al Valor Militare, cui hanno aderito l’ANCI, Assoarma ed il Ministero della Difesa. i Comuni d’ Italia sono stati invitati a ricordare il Milite Ignoto come un “figlio” di tutta la Patria, riconoscendolo “ Cittadino onorario “ ed intitolandogli un luogo pubblico cittadino. Tanti hanno già aderito alla iniziativa che, in considerazione della situazione non ancora chiara della pandemia, è stata prorogata. Pochi forse sono a conoscenza delle circostanze che condussero alla designazione dell’ignoto caduto da far assurgere a simbolo di tutti i caduti e dispersi in guerra, un punto di riferimento per tutte le generazioni future, un simbolo di virtù e gloria, esi-genza particolarmente sentita al termine della Prima Guerra Mondiale. L’Italia infatti era tra i pochi paesi europei a non avere un mausoleo dedicato alla figura di un eroe sublime e puro. che racchiudesse in sè tute le migliori virtù del soldato italiano. Il 20 Agosto 1921 il ministro della guerra, on.Gasparotto, emanò le prime disposizioni per la pianificazione ed organizzazione delle ” solenni onoranze alla salma senza nome di un soldato caduto in combattimento alla fronte italiana nella guerra italo-austriaca 1915-1918″. Fu costituita una commissione, presieduta dal Tenente Generale Paolini (ispettore per le onoranze alle salme dei caduti, originario di Popoli) e della quale dovevano far parte altri ex combattenti di vario grado e provenienza. Circa l’esumazione della salma, le ricerche vennero effettuate nei tratti più avanzati dei principali campi di battaglia: Monfalcone, S.Michele, Gorizia, Alto Isonzo, Cadore, Asiago, Pasubio, Tonale, Monte Grap-pa, Montello, Capo Sile; per ciascuna zona, una sola salma da esumarsi alla presenza della commissione. La ricerca fu lunga, delicata e difficile. Attraverso il Pian delle Fugazze, e le Porte del Pasubio, la commissione raggiunse un grazioso cimitero allestito nelle vicinanze delle preesistenti trincee. Con le stesse modalità venne riesumata una salma che fu trasportata nella chiesa parrocchiale affinchè la cittadinanza potesse tributarle onori. Da Porte del Pasubio a Bassano, le salme fu-rono sistemate nella Casa del Soldato trasformata in camera ardente. Sull’Altopiano di Asiago fu scoperta una croce seminascosta da una parete di roccia, custodiva i resti di un caduto sfuggito alle pur capillari ricerche degli addetti alle o-noranze dei caduti. Era completamente vestito, il corpo avvolto in una mantellina quasi a proteggerlo dal duro contatto con la terra. L’uniforme non rivelò segni atti all’identificazione ma si scoprì una piastrina cucita all’interno della giubba. Nonostante l’ avanzata corrosione, venne inviata ad un laboratorio per accertare se fosse possi-bile decifrarla. In un crepaccio di roccia due cadaveri con a fianco le armi e nelle gi-berne ancora le cartucce. L’esame dei resti e delle uniformi non rivelò alcun elemento che potesse condurre alla loro identificazione. Alla sorte fu affidato il compito di desi-gnare quale delle due dovesse essere traslata ad Aquileia. Sul Monte Grappa, in una valletta, fu rinvenuta una croce e la relativa salma non pre-sentò segni di identificazione. Sul Montello non venne rinvenuta alcuna salma, erano state tutte già recuperate e collocate in un cimitero di guerra. La sorte designò una fossa tra quelle dei caduti senza nome : fu recuperata una cassa corrosa dal tempo e dalle intemperie. Il cadavere, pietosamente ricomposto nella bara di legno, fu trasportato a Conegliano. Nel Basso Piave la commissione esumò una salma che raggiunse le altre in attesa a Conegliano. A Udine le bare furono collocate su affusti di cannone e furono sistemate nel tempio della storica torre. I campi di battaglia delle Tofane e del Falzarego furono ricogniti inutilmente, era già stato fatto un ottimo lavoro di recupero e sepoltura.. Da un grazioso cimitero di guerra fu esumata una salma che raggiunse a Udine gli altri commilitoni. Da Udine a Gorizia, come anni prima fu ripercorsa dai caduti ignoti la strada che dalle retrovie portava alle località più avanzate del campo di battaglia. Le salme furono sistemate nella chiesa di Sant’Ignazio. Risalendo l’Isonzo, sulla cima del Rombon dietro una parete di roccia venne scoperta una croce senza nome. Rimossa la poca terra ap-parve un cranio. si continuò a scavare e apparvero subito le ossa di un fante ancora rivestito della sua uniforme. nessun elemento utile per la identificazione, era soltanto un Soldato d’Italia. Pietosamente ricomposto, fu portato a Gorizia. Mancavano ancora tre salme per completare l’opera. Le ricerche vennero condotte sul Monte S.Michele, quel colle che fu un vero calvario per i fanti. Alle falde del S. Marco fu rinvenuta una rozza croce di legno senza scritte e sotto di essa riposava se-reno un fante che impugnava ancora la sua arma. nessun indizio per l’identificazione e una nuova bara andò ad aggiungersi alle altre già affidate alla pietà dei goriziani. Castagnevizza fu la successiva tappa e proprio qui un palo di legno spezzato e del filo spinato suggerirono l’ipotesi dell’esistenza di resti sepolti sotto zolle di terra smossa da un bombardamento. Mentre si procedeva alla ricomposizione dei poveri resti, ci si accorse delle diverse dimensioni di due arti; continuando a scavare venne alla luce la salma di un altro caduto, la chiesa di Sant’Ignazio accolse la nuova bara. Ultima tappa, il tratto di campo di battaglia da Castagnevizza al mare, punto di rife-rimento il corso del Timavo. Le ricerche portarono alla scoperta di una croce di le-gno quasi completamente distrutta dal tempo e l’ ultimo degli Eroi senza nome fu traslato a Gorizia .Le salme venivano collocate in bare di legno grezzo, di forma e di-mensioni identiche; un processo verbale evidenziava tutte le cautele adottate. Operazioni da concludersi entro il 27 Ottobre e, in quella a data, dovevano giungere alla cattedrale di Aquileia. La cerimonia era fissata per il giorno 28; dopo la bene-dizione di tutte le salme, la madre di un caduto non riconosciuto avrebbe designato la bara da prescegliere. Per questo triste compito fu designata una popolana di Trieste, Maria Bergamas il cui figlio Antonio aveva disertato dall’esercito austriaco per arruolarsi volontario in quello italiano, cadendo in combattimento senza che il suo corpo fosse identificato. Al termine, la cassa con il ” Milite Ignoto” doveva essere collocata in una cassa di zinco e quindi racchiusa in una bara speciale fatta allestire dal mini-stero della guerra. Le salme degli altri dieci soldati ignoti sarebbero rimaneste fino al 4 Novembre nella cattedrale di Aquileia, vegliate da un picchetto d’onore e quindi tumulate, in forma solenne, nel cimitero retrostante la cattedrale stessa. Per il trasfe-rimento a Roma del feretro, si dispose l’allestimento di un treno con in testa un carro speciale sul quale doveva essere collocato un affusto di cannone, e su questo la bara. Maria Bergamas rappresenta per l’Italia tutte le madri che hanno perso dei figli in guerra, in quanto le fu assegnato il compito di scegliere la bara in cui era custodita la salma di quello che avrebbe dovuto diventare il simbolo di tutti i caduti della Grande Guerra, il Milite Ignoto. Madre di un volontario repubblicano, Antonio, che aveva di-sertato dall’esercito austriaco per unirsi a quello italiano ed era caduto il 18 giugno 1916 sul monte Cimone senza che il suo corpo fosse mai piu’ ritrovato, era nata a Gradisca d’Isonzo il 23 gennaio 1867, ma risiedeva a Trieste . Secondo una testimo-nianza dell’epoca, davanti alla prima bara Maria Bergamas ebbe un mancamento e fu sorretta dalle quattro medaglie d’oro che l’accompagnavano nella scelta. Davanti alla seconda bara, ripresasi, alzo’ il braccio e vi depose il suo velo nero da lutto. Una cronista presente alla cerimonia cosi’ descrisse la triste scena: ” La donna s’inginocchiò in preghiera … , lasciata sola parve per un momento smarrita …, teneva una mano stretta al cuore mentre con l’altra si stringeva nervosamente le guance. Poi, solle-vando in atto di invocazione gli occhi verso le imponenti navate, parve da Dio attendere che Ei designasse una bara. Con gli occhi sbarrati, fissi verso i feretri, in uno sguardo intenso, tremante, incominciò il suo cammino. Così … trattenendo il respiro, giunse di fronte alla penultima, davanti alla quale, oscillando sul corpo e lanciando un grido acuto, chiamando per nome il suo figliolo, si piegò e cadde prostrata ed ansimando in ginocchio abbracciando quel feretro. Il Milite Ignoto era stato scelto.”Maria Bergamas mori’ nel 1952 e le sue spoglie, il 4 novembre del 1954 furono tu-mulate a fianco di quelle dei Militi ignoti nel Cimitero degli Eroi di Aquileia. Fu quella l’ultima sepoltura avvenuta in quel Cimitero.
A cento anni dal Milite Ignoto. Il Ministero della Difesa. Il 2 giugno 2021 a Roma, presso il Sacrario delle bandiere al Vittoriano, ha dato l ‘avvio alle celebrazioni per il centenario del Milite ignoto, ricorrenza che cade oggi, 4 novembre. All’evento ha partecipato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, insieme ai vertici della Difesa e delle Forze armate, ed è stata l’occasione per riflettere sul significato che l’importante anniversario significa ancora oggi. “Il viaggio del Milite ignoto è stato un percorso di grande unificazione del Paese; oggi va rivissuto con lo stesso spirito”. Così il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, illustrando le celebrazioni del centenario del Milite ignoto . Per il ministro Guerini: “rievocare la storia del Milite ignoto ha un valore unificante per l’Italia, soprattutto in un momento in cui il Paese si trova a dover rimettere insieme le comunità dopo il momento drammatico che abbiamo vissuto”. Oggi come allora, ha sottolineato il ministro, le Forze armate sono state a fianco dei cittadini che, a loro volta, ne hanno apprezzato l’impegno e il valore umano, oltre che professionale. La cerimonia, alla quale erano presenti i capi di stato maggiore della Difesa e di tutte le Forze armate e i Corpi armati dello Stato, è stata l’occasione per presentare le iniziative della Difesa per il percorso che giungerà fino al prossimo 4 novembre, giornata delle Forze armate e centesimo anniversario della tumulazione del Soldato ignoto al Vittoriano.
ITALO GIAMMARCO – Generale Fanteria

2 commenti su “IL MILITE IGNOTO, CENTO ANNI DALLA SCELTA DI MARIA BERGAMAS

  • 4 Novembre 2021 in 17:54
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    Il fatto psicologico di Sergio Mattarella ,Capo di uno Stato Ignoto, (che, con ripetizione, si affanna a chiedere la riforma di una magistratura di sbandamento circense , da una posizione però, di mantenere in una uguale repubbblica , un fascismo sabaudo da baraccone con il fenomeno delle guardie reali a cavallo di misure e corpo armonioso o dei guardiaportone come gli Zar a San Pietroburgo che ingaggiarono anche il gigante di Acciano) riguarda proprio in questo tristissimo frangente come anche il milite ignoto, come gli altri misteri d’Italia, ( non faccio i nomi per rispetto delle indagini decennali in corso) non si sa ancora chi lo abbia ammazzato, se gli austriaci con la mitragliatrice di fronte, oppure gli altri italiani che sparavano dalle trincee da dietro per mandarli all’assalto od in ultimo se non fucilati nelle decimazioni a sorteggio. Questa ultima ipotesi è per metodo ancorpiu’ plausibile se con stesso criterio della decimazione romana, alla madre triestina Maria Bergamas per radicata abitudine del tempo, gli è stata fatta scegliere una salma di un caduto tra dieci , e ripeto dieci e non nove o quindici, altri morti, come con altro sorteggio si sceglieva tra dieci soldati vivi l’undicesimo da decimare.
    Lo dico per esperienza personale non perché il 1918 c’ero ma perché ho sentito dei racconti e non sono il solo. Sarebbe il caso di diminuire in futuro il sentimento di queste cerimonie perché dopo un secolo non tutti sono d’accordo.

  • 4 Novembre 2021 in 14:14
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    il-milite-ignoto-cento-anni-dalla-scelta-di-maria-bergamas In questo evento di cento anni orsono c’ è, anzi ci sono , due personaggi della Valle Peligna , in due ruoli diversi.Il Tenente Generale Paolini di Popoli, pluridecorato al Valor Militare , fu nominato Presidente della Commissione incaricata della ricerca delle salme.Oltre alle decorazioni , fra cui una Medaglia d’ Oro, l’ alto Ufficiale ricopri un ruolo importante dopo la disfatta di Caporetto e pose le basi per la realizzazione del Sacrario di Redipuglia. Lì è stato sepolto , in uno dei blocchi marmorei posti in prima fila, ai fianchi del blocco di granito dove riposa il Duca Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta , ” Invitto Comandante della III Armata “. Altro personaggio della Valle Peligna è una Signora con il tipico costume , che prevedeva un curioso copricapo. Faceva parte del gruppo delle Mamme, delle Spose dei Caduti decorati al Valor Militare con l’ aurea medaglia, invitate a presenziare alla cerimonia. Chi era costei ? Era la mamma del Caporale UMBERTO PACE, da Pettorano sul Gizio, decorato con la massima onorificenza.

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