SERVIZIO RADIOLOGIA SULL’ORLO DEL COLLASSO, LA CGIL LANCIA ULTIMATUM AD ASL

Ultimatum Cgil alla Asl, dopo la diffida dei mesi scorsi, pronta alla mobilitazione sui problemi che rischiano di provocare il collasso del servizio di Radiologia nell’ospedale di Sulmona.  Ad oggi infatti in quel servizio restano solo quattro medici e uno solo dei due assegnati a Castel di Sangro, un numero inferiore a quello previsto in pianta organica, e solo due medici sul totale sono attualmente abilitati ai turni notturni. Una condizione in contrasto con le normative contrattuali vigenti in ambito nazionale, e che da mesi produce un dispendio aggiuntivo di risorse economiche ed umane, in ambito aziendale, venendo reclutati dal febbraio scorso i radiologi dei presìdi di Avezzano e dell’Aquila a copertura dei turni notturni eccedenti le possibilità del personale medico sulmonese. “Invece di assumere personale per il nosocomio peligno, per sopperire parzialmente alle carenze di dirigenti medici, alle lavoratrici ed ai lavoratori degli altri presidi aziendali viene chiesto di effettuare prestazioni aggiuntive (al costo di oltre 600 euro a notte) che, oltre a generare un enorme dispendio di risorse economiche pubbliche, sovraccarica detto personale di attività lavorativa. Ai pochi medici Radiologi di Sulmona, che annaspano tra sovraccarichi di prestazioni, turni massacranti, ferie negate e pazienti inferociti, deve sembrare una beffa odiosa da parte del loro datore di lavoro, e una inaccettabile mancanza di rispetto per le loro professionalità; lavoratrici e lavoratori che continuano nonostante tutto a prestare servizio con continuità, resilienza e inimmaginabile spirito di sacrificio individuale: intanto attendono fiduciosi il prossimo bando di concorso, sentendosi ancora rispondere a bassa voce dai vertici Aziendali che purtroppo che Sulmona non ci vuole venire nessuno. Come se una Asl potesse abbandonare ad un destino di decadenza e noncuranza un intero (anzi due) ospedale di sua competenza” sottolinea il sindacato che non esclude il ricorso ad una dura protesta se l’azienda non provvederà a sanare una condizione sempre più insostenibile.

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