DOMANI OGGI IERI

Alessandro Lavalle – Tra le cose che spaventano di più ognuno di noi c’è la problematica di affrontare la realtà, di aprire gli occhi di fronte ad una verità scomoda, di fronte al cambiamento. Capita più di una volta nella vita che le circostanze richiedano disperatamente un repentino cambiamento, una svolta che per essere effettuata necessita di una forza di volontà non indifferente. La vita stessa è, dopotutto, continuo cambiamento, rimanere immutati nel corso della nostra esistenza è pressoché impossibile poiché ci si nutre di questo cambiamento per crescere.

 

“Cambiamento” vuol dire vivere secondo natura: ci permea, è la linfa di cui si nutre l’universo; che una persona sia pronta o meno a questi cambiamenti, di quelli che accadono e basta, importa poco: nasce per risolvere questa impreparazione lo spirito di adattamento. Non nego che “cambiamento” non è sempre sinonimo di “miglioramento”, ci tengo a ricordarlo per tutti coloro che si rifugiano in esso: la realtà può essere plasmata, cambiata, fino ad un certo punto; scappare dal cambiamento vuol dire vivere contro corrente: vivere del ripetersi della cose è uno stile di vita che funziona solo in precise circostanze che non sempre si verificano.

 

I cambiamenti peggiori da affrontare a “quattrocchi” sono quelli che riguardano il nostro sviluppo come persone poiché, in certi casi, sono i più ardui da mandare giù. Ci si infrange contro di essi rompendo la monotonia quotidiana, rivoluzionando l’immagine che abbiamo di noi stessi cambiando la prospettiva da cui la si guarda; sono questi i cambiamenti che ci fanno crescere, che ci rendono veramente più maturi.

 

Questi cambiamenti sono la linea di confine che separa le persone complete da quelle ancora in maturazione; più si avanza con l’età più sono ardui da compiere, richiedendo sempre più tatto e celerità contemporaneamente: questi sono “carpe diem”, opportunità di svolta, di rinascita che – in ogni caso – ci rendono più forti, e resilienti. Non bisogna, tuttavia, necessariamente vivere questi cambiamenti come un occasione che deve essere sfruttata per diventare la versione migliore possibile di se stessi in assoluto, serve almeno che le si usi per diventare una persona migliore di quella che si era il giorno prima, anche se di poco.

 

Non posso dirvi, purtroppo, come superare questi inattese evoluzioni, non credo nemmeno che esista una regola assoluta. L’unica cosa che può aiutare a superare questi momenti di fragilità è attaccarsi, come una cozza su uno scoglio, a quel nucleo indissolubile che è il nostro “vero io”, a quella piccola persona dentro di noi che abbiamo costruito giorno dopo giorno, che cambia sfumature di persona in persona: unica e vera forza di volontà incrollabile. Alla fine dei conti, nella più oscura delle tempeste, l’unica persona che può veramente dare una mano siamo noi stessi, solo noi possiamo essere il nostro salvagente quando nessuno può aiutarci.

 

Le fondamenta per il futuro vengono erette da coloro che eravamo in passato: se non si costruisce a partire da oggi, come si può pensare di avere un domani se non c’è mai stato un “ieri” da cui cominciare?