IL DIARIO DI SOLIMO: 13 GIUGNO 1991, LA GUERRA DEI CONFETTI

Fabio Maiorano – L’estenuante quanto sterile contesa per il primato virtuale di “più antica fabbrica di confetti di sulmona” ha avuto un esemplare e salomonico epilogo nel giorno di sant’Antonio da Padova del 1991, quando il tribunale di Sulmona emise sentenza nella causa intentata da Italo Di Carlo, titolare della ditta “Industrie Riunite Confetti William Di Carlo”, contro i fratelli Alfonso e Olindo Pelino, proprietari della Confetti Mario Pelino, citati in giudizio con l’accusa di “concorrenza sleale” per aver pubblicizzato di essere i proprietari della più antica fabbrica di confetti di Sulmona, fondata nel 1783. A detta di Italo di Carlo, invece, il titolo di maggiore anzianità spettava all’impresa ereditata da suo padre William, al quale era stata trasmessa dalla madre Maria Chiara La Civita, figlia di Panfilo, fondatore della fabbrica di confetti nel 1833. Esaminati i documenti esibiti dalle parti e udite le conclusioni della perizia del consulente tecnico, i giudici dettero torto a entrambi i contendenti, decretando in termini inequivocabili che Italo di Carlo non poteva assolutamente rivendicare una maggiore anzianità rispetto ai Pelino poiché la “sua” ditta era nata nel 1973, mentre non esisteva prova che la società di fatto tra William Di Carlo e la madre Maria Chiara La Civita (peraltro autorizzata a produrre confetti soltanto il 28 maggio 1938) fosse confluita nell’impresa guidata dallo stesso Italo Di Carlo. Vero è che Maria Chiara La Civita risultava iscritta alla Camera di Commercio fin dal 10 agosto 1925 come ditta individuale, ma non si sono rinvenute tracce della ditta La Civita in tempi precedenti, se non la richiesta avanzata al Comune di Sulmona, il 24 maggio 1869, da Luigi La Civita – avo dei di Carlo – per installare un tubo di scarico nella sua fabbrica di confetti. Quanto ai Pelino, ammonì la sentenza, la certificazione presentata «è recisamente contrastata dalle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio che, con rigore storico-documentale, ha accertato che nessuna traccia esiste prima del 1883 di una ditta Pelino che producesse confetti». D’altro canto, si rileva nella sentenza, «l’atto di costituzione di dote per notar Ventresca del 24 novembre 1782, ove tra le proprietà di Francesco Pelino e del figlio Berardino figurano anche delle fabbriche, non fornisce affatto la prova che quei Pelino avessero fabbriche intese nel senso tecnico e moderno di entità produttive (il termine fabbriche potrebbe riferirsi a fabbricati) e tantomeno che queste producessero confetti»; «quindi, opportunamente collegando i vari dati acquisiti» conclusero i giudici «si può dire con ragionevole certezza che la ditta Pelino nacque come ditta individuale di Alfonso Pelino nel 1883 e che la stessa, senza soluzione di continuità, passò al figlio Mario il 20 luglio 1924 per effetto di donazione, trasformandosi, infine, il 1° giugno 1961, nell’attuale società di fatto Alfonso e Olindo Pelino, previa cessazione della ditta individuale Mario Pelino». «Spingersi più in là nel passato» è scritto a chiare lettere negli atti «significherebbe scadere nella mera fantasia, superando i limiti della buona fede». Nella sostanza, Italo di Carlo perse la causa e fu costretto a pagare le spese del giudizio, mentre i Pelino persero sia i cent’anni di anzianità che si erano arbitrariamente attribuiti, sia il primato di più antica fabbrica di confetti di Sulmona poiché la sentenza fu esplicita anche su questo particolare: «La società Pelino, affermando nei rapporti commerciali e nella pubblicità di essere la fabbrica più antica di confetti esistente in Sulmona, asserisce circostanza solo in parte vera, nel senso che, mentre essa è certamente più anziana della ditta Di Carlo, non è, invece, la più antica di Sulmona in senso assoluto, dato che l’accertamento e la comparazione delle anzianità sono stati fatti solo tra le due ditte e non anche nei rapporti con le altre fabbriche di confetti notoriamente operanti in Sulmona, rimaste estranee al presente giudizio».