OMISSIONE DI PENSIERO

Alessandro Lavalle -Ad oggi è comune pensare e parlare liberamente, pensare che ci sia libertà per tutti qui in occidente; una libertà giusta, egualitaria, senza servo o padrone. La libertà è, d’altronde, un cardine della cultura occidentale, un pilastro che viene continuamente difeso ed affermato in società; tuttavia, più di una volta, mi sono ritrovato a dover frenare, anzi negare questa mia libertà in favore di una più completa accettazione; mi sono ritrovato a dover mentire, omettere, cambiare concetti per garantire che la mia parola venisse accettata, che la mia immagine pubblica rimanesse immacolata. La domanda diviene dunque: la libertà, che sia di parola e di pensiero, esiste davvero oggi come oggi?

Parrebbe una contraddizione, ma di questi tempi è assai pericoloso pensare liberamente, ci viene anzi imposto di fare il contrario. Questo tipo di manipolazione si distingue da una dittatura “da dizionario” – vi è fortunatamente lontanissima – per il fatto che è tutt’altro che manifesta: è subdolamente codarda; fingendosi proclamazione di verità ed uguaglianza si assicura che nulla si opponga al suo volere, alla sua agenda.

Questo tipo di soggiogazione cognitiva è molto sottile, quasi impercettibile, quietamente accettata da tutti poiché nessuno osa andarci contro; è d’obbligo precisare, a questo punto, che quando parlo di costrizione di pensiero non mi riferisco – naturalmente – all’evitare di dire o pensare cose manifestamente false o errate, bensì al dover evitare di esternare tutti quei pensieri originali, propri, non-conformi. Siamo arrivati ad un punto in cui questa passiva società del conformismo logico-creativo ha portato ad un sempre più crescente distacco dalla realtà ed insoddisfazione generale e conseguentemente ad un abuso di mezzi per raggiungere una nuova situazione di appagamento (come accadde in America con la “beat generation” degli anni ‘50).

L’unica maniera di resistere a questo implotonamento, a questa costrizione di pensiero anomalo è imparare a divulgare i nostri pensieri unici, a saperli rendere veri, a spiegarli giustamente senza errori o pregiudizi, ad abituarsi alla inevitabile e maggioritaria opposizione, ad accettarla e sfruttarla per migliorarsi. Rimanere fedeli alle proprie idee oggi è assai difficile, il compromesso – vengo a ripetervi – è l’unica via per vivere in pace con gli altri e, più importante, con il proprio “io”.

In conclusione: questo silenzio ideologico esiste e domina la società; per troppo tempo lo abbiamo assecondato, dimenticando il suo opposto, il dialogo, la sana discussione. Per rompere questa quiete, il morbo della nostra generazione, è necessario imparare nuovamente a parlare.



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