DINO ROSSI (ACR): TROPPE AREE PROTETTE IN ABRUZZO “NEMICHE” DI AGRICOLTURA E FAUNA

“Troppa superficie posta sotto tutela produce danno alla fauna e all’agricoltura”. E’ una sorta di “dichiarazione di guerra” ai parchi quella del responsabile regionale dell’Associazione per la cultura rurale (Acr), Dino Rossi, che rappresenta agricoltori, allevatori, cercatori di funghi e tartufi e cacciatori, all’indomani dell’incursione di un orso sui campi coltivati del Fucino. “Assistiamo tutti i giorni all’appello che l’orso rivolge ai cittadini abruzzesi con le sue comparse nei paesini per finire nel Fucino. Nessuno ha capito il grido di disperazione di questo povero animale, né il Parco e tantomeno gli animal-ambientalisti”.“Per il Pnalm“, continua Dino Rossi in una nota, “gli obiettivi prioritari sono quelli di prendere in gestione altro territorio come la foresta del Chiarano Sparvera, che con lo smantellamento del Corpo forestale dovrebbe tornare territorio cacciabile e ad uso zootecnico, l’altro obiettivo è la persecuzione verso agli allevatori in alpeggio sul territorio protetto, con controlli a tappeto nelle aziende con lo scopo di trovare appigli per il diniego del pagamento dei danni da lupi, invece di salvaguardare l’unica cosa per cui il Parco nazionale fu fondato”.“Una distesa di territorio privo di cibo dovuto all’abbandono da parte dei contadini ed allevatori per i troppi vincoli, a questo si aggiunge proliferare di altri animali, cervi, caprioli, istrici e cinghiali, in quanto la caccia è vitata all’interno dei Parchi. Non bastavano 55 mila ettari di territorio sotto vincolo, si è pensato di spostare la cartina a seconda degli avvistamenti degli orsi generando la nascita dei Patom (Piano d’Azione nazionale per la tutela dell’orso bruno marsicano), tutto per accedere a finanziamenti con la nascita di associazioni animaliste sulla carta, perché nella vita reale avrebbero difficoltà a distinguere un orso da un cane”. “Mentre i soldi piovono negli uffici utilizzati per convenzioni, convegni, consulenze senza risultato, la situazione sotto gli occhi increduli delle persone è peggiorata”, aggiunge Rossi. “Purtroppo, i nostri orsi ridotti alla fame ogni giorno rischiano la pelle con l’attraversamento delle strade, ma gli enti preposti si limitano a mettere i cartelli ‘Noi potremmo attraversare’, e non pensano ai motivi per cui questo povero animale è costretto a fuggire dal suo territorio per arrivare vicino all’uomo contadino con i cui avi ha convissuto e non ai falsi animalisti”. “In Abruzzo”, ricorda Rossi, “abbiamo raggiunto il 70% delle aree protette, lo ammettono anche il comitato della valutazione di impatto ambientale e l’Ispra superando di gran lunga il limite della Legge 157/92 art. 10 che prevede massimo il 30%. Tutto questo territorio sotto vincolo che ha fatto diventare sulla carta l’Abruzzo regione verde d’Europa, ma all’orso sembra non importare nulla e si avvicina sempre di più nei centri abitati, evidentemente queste aree protette servono solo a recepire fondi a vario titolo, a discapito della fauna, della flora e delle attività che una volta preservavano il nostro ambiente adesso diventato ostile anche per gli animali”.



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