IL DIARIO DI SOLIMO:23 MAGGIO 1259, LA PRIMA PIETRA DI PIETRO IN PATRIA

Fabio Maiorano – La comunità di religiosi che da anni viveva alle falde del Morrone ricevette in dono dai sindaci dell’Universitas di Sulmona – Simone Gegonis, Ovidio e magister Bonushomo– un terreno sito nel territorio della città, nella contrada chiamata Morrone, per poter costruire una chiesa in onore della Vergine Maria. All’atto, che fu rogato il 23 maggio 1259 davanti alla chiesa di S. Giovanni (notaio Filippo domini strammi), intervennero fra Giacomo e fra Giovanni in qualità di procuratori dell’eremita Pietro di Angelerio. Di fatto, questa donazione sancì, idealmente, la posa della prima pietra del progetto di ampliamento dell’antica e rustica cappella eretta alle falde del Morrone, opera che il successivo 5 giugno fu autorizzata e avallata dal vescovo valvense, fra Giacomo, e dai canonici del Capitolo di S. Panfilo in Sulmona, con rogito stipulato dallo stesso notaio. Questi due atti, straordinariamente simbolici ed esemplari, rafforzano l’ipotesi – e in me la convinzione – che a Pietro di Angelerio furono riservati privilegi e protezioni perché discendente di una famiglia conosciuta, ricca e influente, probabilmente “estinta” in Sulmona ma ancora fortemente radicata in questa città e in questo territorio, in cui Pietro volle tornare per trascorrere gran parte della propria vita, per svolgere la sua missione e per riannodare la memoria dei suoi antenati.

2 commenti su “IL DIARIO DI SOLIMO:23 MAGGIO 1259, LA PRIMA PIETRA DI PIETRO IN PATRIA

  • 25 Maggio 2021 in 00:20
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    Fabio Maiorano viene smentito da Dino Baldi, “Vite efferate dei papi”.
    Pietro non era di famiglia nobile, ma povera, contadina, undicesimo di dodici figli.

  • 24 Maggio 2021 in 08:51
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    si, vabbè…la rubrica di fantastoria

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