IL DIARIO DI SOLIMO: 17 MAGGIO 1946, BANDITI E SBANDATI

Fabio Maiorano –  Tra le scomode eredità lasciate dalla guerra, le armi sono sicuramente al primo posto, perché costituiscono un pericolo costante e perché alimentano violenze e atti criminosi. Da questo preoccupante fenomeno non è risparmiata neppure la conca di Sulmona, dove da tempo imperversano un paio di bande – una capeggiata dal bandito Rocco d’Angelo, l’altra da Alexander Borosink, tenente disertore della Polizia polacca – che si sono macchiate di numerosi delitti e impegnano ingenti forze di polizia. La “caccia” ai latitanti, però, ha esiti positivi, seppure con un gravissimo bilancio di sangue, a metà maggio: sfuggito alla cattura dopo aver colpito a morte, col fucile, un carabiniere e ferito gravemente una guardia municipale che l’avevano sorpreso in una capanna nei pressi dell’abitato di Sulmona, il feroce bandito Rocco d’Angelo si dà alla macchia ma alcuni giorni dopo è intercettato da una pattuglia all’interno dell’osteria Diodati, in piazza Mazzini a Popoli. Il bandito si accorge della presenza degli agenti e cerca di guadagnare l’uscita sparando con la pistola ma è raggiunto da una raffica di mitra. Nello scontro a fuoco rimane ucciso sul colpo un avventore, Francesco Giannini, ed altri due sono feriti in modo serio. Trasportato all’ospedale di Sulmona, Rocco D’Angelo muore la mattina del 17 maggio 1946. Aveva sulla coscienza sei omicidi e
una serie interminabile di rapine. La cattura di Borosink, invece, avviene a Taranto mentre in abiti borghesi cerca di salire sul treno. Ha appena ammazzato a bruciapelo un mare sciallo dei Carabinieri che l’aveva fermato ad un posto di blocco vicino a Campobasso. È rinchiuso nel carcere di S. Pasquale a Sulmona.